

L’attrice al Valle con il toccante testo dell’emergente Stefano Massini
Dopo i desaparecidos di Buenos Aires non finisce mai e il conflitto israelo-palestinese di Terra di latte e miele, Ottavia Piccolo porta sulle scene per il secondo anno consecutivo il dramma della Shoah con Processo a Dio di Stefano Massini (in scena al Teatro Valle fino al 16 marzo), confermando così la sua vocazione a farsi interprete di una teatro che, più che civile oseremmo definire “politico”, per lo sforzo costante di rendere la Storia un’esperienza viva, che brucia sulle pelle degli uomini, e per il coraggio di preferire ai consolidati classici testi inediti come quello del giovane drammaturgo fiorentino, già vincitore nel 2005 del Premio Tondelli Teatro.
Campo di concentramento di Lublino-Maidanek, primavera del 1945. Dopo la disfatta nazista, nel campo regna la più completa anarchia e gli ufficiali tedeschi vengono sommariamente giustiziati. Solo il capitano Reinhard (Enzo Curcurù), vestito da prigioniero, è segretamente trasportato nel padiglione 41 per volere dell’ex internata Elga Firsch (Ottavia Piccolo), attrice ebrea di Francoforte che intende servirsene per il suo singolare processo: il feroce aguzzino del lager avrà nientemeno che la parte di Dio, principale accusato della catastrofe dei suoi figli. A far da giudici due vecchi sopravvissuti al campo, Solomon (Silvano Piccardi) e Mordechai (Oleg Mincer); imbarazzato difensore dell’Onnipotente è il rabbino Mordechai, suo figlio Adek Bidermann (Francesco Zecca) un rancoroso cancelliere. Un giudizio quanto mai controverso, perché in gioco c’è l’esistenza stessa di Dio…
Pur essendo frutto della fantasia, il testo di Massini si ispira a processi realmente istruiti da alcuni rabbini all’indomani della Shoah, resi possibili dalla prassi di una religione che non contempla ruoli di mediazione con la divinità e che trova nel Talmud uno strumento con cui consacrare l’arte del ragionamento e il rispetto di ogni singolo punto di vista. Silenzio o lamento di Dio? Delirio di onnipotenza o atroce banalità del male? Il deposito del campo è una sorta di limbo subcosciente in cui l’orrore del lager ha assunto sembianze burocratiche, all’insaputa di segregati senza più coscienza. Neppure Elga immagina fino a che punto la loro umanità sia stata annichilita, perché con gli Judenrät, i consigli ebraici, suoi stessi fratelli hanno collaborato alla deportazione pur di sopravvivere. Di fronte alla rabbia della donna che presenta le sue agghiaccianti prove di resti umani tramutati in prodotti, non c’è rischio di didascalia perché, per gli “attori” del processo, lo svelamento è immanente, è dolore che sgorga dalle viscere.
Ciò che spiazza i protagonisti della tragedia è soprattutto la sua inafferrabilità, l’immane non senso, che spinge Elga Firsch sul baratro dell’ateismo, in procinto di tramutare il Dio d’Israele in una divinità muta, cieca manifestazione del caso. Graziata dal fucile del capitano Reinhard, che s’inceppò miracolosamente nell’atto di freddarla, Elga Firsch ricorre con l’aguzzino nazista alla stessa umiliazione, affidando alla roulette della pistola il verdetto di Dio.
L’espediente tutto teatrale di ribaltare i ruoli tra persecutore e perseguitato induce l’ufficiale tedesco ad avere solo sentore del suo crimine, come un animale di fronte alla paura della morte. Non c’è catarsi possibile. Anche Elga ha perduto il Dio dentro di noi, che Hetty Hillesum custodì anche di fronte all’abisso.
Misurata ed essenziale la regia di Sergio Fantoni, che non dimentica la lezione beckettiana, fruttuosa di fronte all’indicibilità dello sterminio. Elegante austerità per le scene e i costumi di Gianfranco Padovani. La prova della Piccolo è come sempre rarefatta e intensa, nonostante l’impressione che in lei la funzione narrativa smussi la rabbia ferina del personaggio, troppo calda per così tanto distacco. Spiccano inoltre la pacatezza di Vittorio Viviani e Silvano Piccardi; lodevole anche l’impegno di Enzo Curcurù, a lungo in silenzio con un ruolo tanto ingombrante.
Via del Teatro Valle, 21. Tel. 06/6869049 – 06/6861802. www.teatrovalle.it
Ancora biglietti a 8 euro per il giorno 12 marzo fino ad esaurimento posti disponibili! Prenotazioni disponibili via mail all’indirizzo etiteatrovalle@tiscali.it.
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