

Giordano Bruno e Pacinotti-Archimede sotto il segno della protesta, mentre al Tufello e a Prati le lezioni riprendono dopo la fine delle occupazioni
La nuova settimana scolastica parte tra striscioni, volti coperti e proteste. Dopo il Mamiani e l’Aristofane della scorsa settimana, oggi, lunedì 10 novembre, i riflettori si spostano sul municipio III, dove studenti e studentesse hanno occupato gli istituti Giordano Bruno e Pacinotti-Archimede.
All’istituto magistrale Giordano Bruno, in via della Bufalotta, gli studenti hanno fatto irruzione con cappucci e passamontagna, appendendo uno striscione con la scritta “Giordano Bruno occupato” e un secondo dedicato alla situazione a Gaza.
La protesta conferma come la mobilitazione degli studenti non sia solo interna alla scuola, ma guardi anche a temi di attualità internazionale.
Occupazioni parallele sono state segnalate nelle sedi di via Vaglia e via Montaione dell’istituto Pacinotti-Archimede. Nessuna dichiarazione ufficiale dai ragazzi, ma la tensione resta alta.
Le dirigenti scolastiche non abbassano la guardia. Natalia Pichierri, del Giordano Bruno, ha ricordato che “ogni forma di occupazione o turbativa del pubblico servizio scolastico costituisce un comportamento illecito”. La preside ha anche avvisato le forze dell’ordine, per garantire sicurezza, legalità e tutela del patrimonio scolastico.
Intanto si chiude un altro capitolo della settimana scorsa: il liceo Aristofane al Tufello ha terminato l’occupazione lo scorso weekend.
Una protesta seguita da vicino dal presidente del municipio III, Paolo Marchionne, dall’assessore alla Cultura, Luca Blasi, dai docenti e da residenti e attivisti, che avevano creato un vero e proprio “muro popolare” a difesa degli studenti da possibili blitz di gruppi neofascisti. Oggi le lezioni si svolgono regolarmente.
Situazione simile al Mamiani di viale delle Milizie a Prati, dove l’occupazione iniziata lunedì 3 novembre è giunta al termine. La dirigente Tiziana Sallusti ha annunciato un sopralluogo per verificare i locali e organizzare la pulizia.
“Ribadiamo la contrarietà verso questa forma di protesta violenta – ha sottolineato la preside – decisa da una minoranza di studenti, che ha impedito il regolare svolgimento della didattica, privando del diritto alla scuola la maggior parte dei ragazzi che vivono l’istituto come luogo di formazione umana e sociale”.
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