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Qualità della vita: nel 2008 Roma precipita al 28° posto

Il Sole24Ore pubblica il dossier sulla vivibilità delle province italiane: la capitale è un disastro. Il Campidoglio: dati non attendibili. CGIL-Lazio: Roma rallenta

La provincia di Roma perde ben venti posizioni nell’ultimo anno, arrestandosi al 28° posto a pari merito con Pesaro-Urbino (entrambe a 521 punti). È questa la situazione fotografata dal Sole 24 Ore rispetto alle province italiane di maggiore qualità; lo studio – che incrocia una serie di dati statistici su produttività, ricchezza, occupazione, ambiente, sanità, istruzione, e così via – viene eseguito ogni anno dalla testata e dà un’immagine globale del Paese rispetto a parametri di vivibilità e qualità, provincia per provincia. Quest’anno il primato tocca ad Aosta, che negli ultimi 3 anni è passata dal 15° posto del 2006 al 3° posto del 2007 per conquistare quest’anno il vertice della classifica. A premiare il piccolo centro sono stati tenore di vita, tempo libero e i dati relativi alla popolazione (istruzione e formazione, densità demografica, stranieri…); anche se dei buoni risultati sono stati registrati anche rispetto alle questioni di ordine pubblico.

Ma per Roma e provincia la situazione è decisamente meno rosea. Nell’edizione 2007, infatti, era riuscita a conquistare 15 posizioni, piazzandosi all’8° posto nella classifica nazionale, con i suoi punti di forza in intrattenimento, enogastronomia e produttività/ricchezza della popolazione che quest’anno si sono completamente ribaltati facendola slittare, per quanto riguarda i temi più generali legati alla popolazione, dal primo posto del 2007 al 39° del 2008. Stessa sorte è toccata al tempo libero (dal 5° al 14° posto) e al tenore di vita (dal 5° all’11° posto). Un disastro per la provincia laziale, che in appena dodici mesi è riuscita a dimezzare molte delle performance ottenute lo scorso anno ed a collezionare il trend negativo più alto in assoluto, fra le prime 30 province. Non riuscendo a solidificare i suoi punti di forza, Roma e hinterland cedono il passo alle altre grandi province: Milano, che nonostante le 14 posizioni perse riesce comunque ad attestarsi al 20° posto; Bologna al 14° posto (con un trend di -2 posizioni); Firenze, al 12° posto (trend: -1). E intanto si affacciano i centri di medie dimensioni – agevolati probabilmente dalla periurbanizzazione dei grandi centri, tipica di questi ultimi anni – come Oristano (+53 posizioni rispetto al 2007), Ascoli Piceno (+36), Asti (+38), Cremona (+30), Piacenza (+21), Parma (+15) e Gorizia (+14). Da registrare infine l’ultimo posto ottenuto da Caltanissetta.

Nonostante il tonfo, però, c’è da registrare un’interessante novità che riguarda la categoria “ambiente, sanità e servizi”: la provincia di Roma guadagna in questi ambiti nove posizioni, piazzandosi al 7° posto e superando centri urbani da sempre considerati primatisti come Rimini, Siena, Trento, Bergamo, Savona, Como. In particolare, il territorio sotto la provincia capitolina spicca in terza posizione per le infrastrutture che offre, seguendo quelli di Varese e Trieste e precedendo quelli di Firenze e Venezia. Conferma invece le statistiche dell’anno passato per quel che riguarda i risparmi delle famiglie e la ricchezza prodotta (tra le prime sei città in classifica), mentre calano un po’ i consumi e l’inflazione. In riferimento al tempo libero, dove perdiamo nove posizioni rispetto al 2007, tengono bene libri e cinema ma diminuisce vertiginosamente il comparto enogastronomia, in cui torreggiavamo.

Ma il Comune di Roma non ci sta! In una news apparsa su ADN Kronos, datata 29 dicembre, fanno sapere dal Campidoglio che gran parte dei dati dello studio del Sole 24 Ore risalgono al 2007, mentre solo 8 dei 36 indicatori sono riferiti ad un periodo compreso fra la fine del 2007 e la fine del 2008. Dunque – prosegue la nota – il risultato non è legittimo né affidabile poiché contiene un vizio di metodo, e non è possibile effettuare un corretto confronto col 2007. Nel frattempo il senatore del PDL Andrea Augello rinforza l’ipotesi che il clamoroso calo di gradimento della città di Roma è dovuto a cause “non ascrivibili al sindaco Alemanno”, mentre per la CGIL Roma e Lazio i dati confermano la sofferenza dell’intera regione, una sofferenza riconducibile alla debolezza della struttura economica dell’intero territorio laziale; lo dimostrano i dati relativi al costo della vita e al reddito pro-capite che incidono drammaticamente sulla situazione capitolina. La verità – proseguono dalla CGIL – è che Roma sta rallentando e restano inalterate le distanze rispetto alle altre province.

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