

Fatti e misfatti di luglio 2013
Quel finanziamento pubblico duro a morire
“I tagli al finanziamento pubblico dei partiti – come facilmente previsto – sono slittati a dopo il periodo delle ferie”.
Una sconfitta, purtroppo, per il “premier” Enrico Letta il quale, fiutata l’aria, ha deciso di non forzare più la mano (“se ci sarenno boicottaggi sulla materia, ricorrerò subito io ad un decreto”) e di rinviare il tutto, in autunno, ad un disegno di legge costituzionale. Ma, considerate le forze avversarie in campo e perfino autorevoli defezioni nelle sue file, una sconfitta con l’onore delle armi. Come finirà, però, la battaglia d’autunno? Quello che è certo, per ora, è che l’esercito dei “No tagli” sta già ricaricando i propri cannoni e mettendo carburante nei propri carri-armati.
“Rosso” costituzionale
“Dopo che, nel luglio 2011, era stato raggiunto un accordo tra Pdl e Pd per determinare la rimozione dei Governatori regionali i quali avessero portato in “rosso profondo” i conti della sanità – come si ricorderà – quasi tutti i Governatori regionali avevano inoltrato ricorso alla Corte Costituzionale contro il relativo decreto legislativo”.
Com’è finita? E’ finita che la Corte, dopo lungo ed accurato esame, ha accolto il ricorso dei Governatori regionali e ha dichiarato il decreto incostituzionale. Indirettamente sentenziando, quindi, come sia invece costituzionalissimo che restino al loro posto amministratori incapaci di governare e capaci, invece, di determinare gravi danni, non solo economici, ai cittadini e allo Stato. Allora, però, una domanda: sono da cambiare certe parti della Costituzione o sono da cambiare coloro i quali vengono chiamati ad interpretarle?
Letta e i “fighetti”
“Basta fare i “fighetti” – ha esordito, all’assemblea del gruppo pd alla Camera, il “premier” Enrico Letta – basta cercare l’applauso individuale con un “tweet” o su “Facebook”. Se falliamo, saremo travolti tutti insieme e, con noi, l’Italia”.
Al “fighetto” Matteo Renzi saranno fischiate le orecchie?
“Il Giornale” e il concetto di civiltà
“Fissare un tetto ai compensi dei “manager” pubblici – ha scritto, su “Il Giornale”, il vicedirettore Giuseppe De Bellis – è da Paese incivile”.
E’ da Paese civile, invece, continuare ad aumentare tasse e a tagliare servizi, a non trovare risorse per rilanciare economia ed occupazione per continuare a garantire, anche, stipendi d’oro a “manager” pubblici i quali spesso, oltretutto, non sanno neppure fare il loro mestiere?
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