Quella incredibile partita a scacchi…
“Nel processo che si sta occupando delle presunte trattative fra Stato e mafia – ha deciso il Presidente della Corte d’assise di Palermo – potrà essere ascoltato, come richiesto dai pubblici ministeri Di Matteo, Del Bene e Tartaglia, anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma non, tuttavia, sul contenuto delle telefonate intercettate avvenute tra lui e l’ex Ministro dell’Interno, Nicola Mancino”.
Il Presidente della Repubblica, quindi, convocato in un’aula di Tribunale? Forse sì o forse no. Perché, ora, dipenderà dal taglio che verrà fatto sui 176 testi citati dalle varie parti processuali. Forse sì, cioè, se il Presidente della Repubblica non sarà fra i “tagliati” e forse no se sarà invece fra questi “tagliati”. Resta l’impressione, comunque, che stia continuando l’inquietante partita a scacchi tra certa Magistratura e il Quirinale. Prima mossa: la richiesta di certi pubblici ministeri di ascoltare le telefonate registrate fra il Presidente della Repubblica e l’ex Ministro Nicola Mancino. Seconda mossa: la richiesta del Presidente della Repubblica, accolta dalla Corte costituzionale, di non ascoltare quelle telefonate registrate e di distruggerle. Terza mossa: la richiesta di certi pubblici ministeri di convocare il Presidente della Repubblica per interrogarlo a Palermo come teste. Quale sarà, ora, la quarta mossa? Se dovesse essere quella di non “tagliarlo” fra i testi chiamati dai pubblici ministeri, potrebbe anche delinearsi – pur se contro il Presidente della Repubblica – un minaccioso scacco al re. Uno scacco matto. Ma non matto nei più accreditati significati etimologici di “rimasto abbandonato al suo fato” o di “rimasto sorpreso in un’imboscata”: matto nel significato – per non esagerare – di stravagante, bizzarro, magari mattacchione.
Una vergogna targata Stoccarda
“Non può essere accettata – ha sentenziato la Procura generale di Stoccarda – la richiesta di riaprire le indagini sulla strage nazista di Sant’Anna di Stazzema per appurare eventuali responsabilità di cinque presunti autori dell’eccidio i quali sono ancora in vita”.
La richiesta era stata avanzata con il sostegno di una rigorosa perizia dello storico italo-tedesco Carlo Gentile, perizia che aveva evidenziato gravi lacune nel lavoro della stessa Procura di Stoccarda la quale, alla fine, aveva archiviato le prime indagini. Per la Procura di Stoccarda, invece, quella rigorosa perizia non aveva e non ha alcun valore. Dei 560 civili trucidati dai nazisti a Sant’Anna di Stazzema, il 12 agosto del 1944, meglio non evocare il ricordo. Per i cinque presunti corresponsabili ancora in vita la garanzia di un proseguimento di serena e felice vecchiaia. Complimenti, dunque, ai magistrati della Procura generale di Stoccarda. E mille scuse per il disturbo.
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