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Quelle brutte macchie sul “1 Maggio” – Se l’ideologo benedice il terrore – La “Rivoluzione civile” è già finita

Fatti e misfatti di maggio 2013

Quelle brutte macchie sul “1 Maggio”

“1° Maggio – a Torino – sono sfilati in corteo cartelli “mitizzanti” l’uomo il quale, qualche giorno fa davanti a Palazzo Chigi, ha sparato contro due carabinieri. Qualche decina di giovani – a Napoli – ha messo fuori uso trenta convogli della ferrovia Circumvesuviana. Durante il “concertone” in piazza San Giovanni – a Roma – sono stati sequestrati, dalle forze dell’ordine, due chili di stupefacenti”.

Il 1° Maggio è stato sempre una festa bella – con una componente seria e una componente gioiosa – proprio per tutti. Cambiano i tempi anche del 1° Maggio. Per la maggior parte degli italiani, per fortuna, resta una bella festa. Ma cominciano ad approfittarne, disgraziatamente, quanti la festa vorrebbero farla alle Istituzioni e a ciò che più idealmente le sostiene e le rappresenta. Qualcuno cerca di giustificare certi episodi con l’attuale disagio economico e sociale. Ma il disagio – con quanto accaduto a Torino, a Napoli e a Roma durante la celebrazione del 1° Maggio – non c’entra nemmeno di striscio. Il disagio esiste, innegabilmente, ma non può essere – e non è – quello che si manifesta con il glorificare chi spara ai carabinieri, chi distrugge un bene pubblico, chi “si fa di droga” durante uno spensierato concerto in piazza. Quello è solo teppismo violento. Politico o no.

Se l’ideologo benedice il terrore

“Hanno messo un altro banchiere all’economia – ha “sparato”, ai microfoni de “La zanzara” su Radio24, il filosofo indicato come l’ideologo di Beppe Grillo, Paolo Becchi – e, dunque, non è follia pensare che uno possa prendere le armi”.

Ma Beppe l’urlatore è d’accordo con una simile “sparata”? E’ d’accordo con il suo illustre ideologo il quale, in fondo, ha finito per benedire un’eventuale rinascita del terrorismo e un’eventuale lotta armata contro lo Stato? Se Beppe ancora c’è, farebbe bene ad uscire dalla trincea e a dire qualcosa lui personalmente. Farebbe bene, insomma, a battere un colpo. Sperando non sia di arma da fuoco.

La “Rivoluzione civile” è già finita

Rivoluzione Civile Simbolo“Angelo Bonelli dei “Verdi, Luigi De Magistris del “Movimento arancione”, Oliviero Diliberto del “Partito dei comunisti italiani”, Antonio Di Pietro dell’ “Italia dei valori”, Paolo Ferrero del “Parito di rifondazione comunista” e Leoluca Orlando del “Movimento Rete 2018” – si è letto in un comunicato – hanno deciso di uscire da “Rivoluzione civile” di Antonio Ingroia”.

Il divorzio, comunque, è stato consensuale, perché d’accordo anche Antonio Ingroia, e anche senza alcun rancore, perché, nel separarsi, tutti hanno tenuto a riconfermare una intatta reciproca stima. Ma, poi, Antonio Ingroia si è comunque consolato subito perché, finita la convivenza in “Rivoluzione civile”, ha annunciato di aver cominciato a darsi da fare per la nascita di “Azione civile”. Per ora da solo. Poi si vedrà, se riuscirà ad irretire qualcuno in seconde nozze.

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