Quirino e Valle, ecco le nuove stagioni dei teatri romani dell’Eti

Presentato anche il progetto Teatri del Tempo Presente. Il Direttore Cutaia: "Rilanciamo i govani"
di Gianluca Parisi - 16 Maggio 2008

Lo scorso 7 maggio al Teatro Valle il Direttore Generale dell’Eti Cutaia ha presentato le nuove stagioni dei teatri romani dell’Eti: in accordo con «le rispettive e ben demarcate linee editoriali» che differenziano le due storiche sale romane, si conferma la vocazione del Quirino alla tradizione drammaturgica di qualità, mentre il Valle resta proteso all’innovazione e ai linguaggi più sperimentali della scena contemporanea. La diversa identità dei due teatri si chiarisce anche a partire dal segno grafico che identifica la loro immagine: la solida classicità di una cavea antica per il Quirino e un ingranaggio scenico per il Valle.

Si strutturano così due programmi diversi, speculari e complementari: il Quirino parte sempre dall’attore per rintracciare un grande repertorio d’interprete, tra testi classici e molti altri contemporanei, spesso d’origine cinematografica: inaugurazione al femminile con la riedizione teatrale del bestseller di Susanna Tamaro Va’ dove ti porta il cuore, con Marina Malfatti e Agnese Nano; a seguire, tra gli altri, Sebastiano Lo Monaco in una versione anti-convenzionale di Otello, diretto da Roberto Guicciardini; l’adattamento del romanzo gotico di Sciascia Todo modo, con Paolo Ferrari e Giuseppe Pambieri; Gianfranco Jannunzzo ne Il divo Garry, autobiografica satira sul teatro di Noël Coward; Massimo D’Apportone I due gemelli veneziani, regia di Antonio Calenda; Tato Russo ne La casa degli idioti, dal romanzo breve di Dostoevskij Il villaggio di Stapancikovo; Pamela Villoresi in Marlene, omaggio di Manfridi alla Dietrich; Mariangela D’Abbraccio ne La Rosa tatuata di Tennessee Williams. Il Valle, invece, concentra la propria ricerca scenica su una drammaturgia originale e di matrice letteraria, in grado di cogliere emozioni e drammi della nostra quotidianità: si apre con la commedia-denuncia del Nobel Fo Sotto paga! Non si paga!, con Marina Massironi e Antonio Catania; si prosegue, tra gli altri, con la storia di Angela Pagano in Lillipupa, per la regia di Calenda; Andrea Renzi e il condominio partenopeo di Magic People Show, da Giuseppe Montesano; il duo Mauri-Sturno ne Il vangelo secondo Pilato, giallo teologico di Eric-Emmanuel Schmitt; Scrooge, la fiaba di Dickens nella versione di Teatro Gioco Vita e Teatro delle Briciole; Marco Baliani nel romanzo-reportage di Curzio Malaparte La pelle; Stefano Accorsi protagonista dell’inquietante Il dubbio, regia di Sergio Castellitto e Luigi Lo Cascio ne La caccia, liberamente ispirato alle Baccanti di Euripide; la compagnia inglese tutta maschile dei Watermill tra Sogno di una notte di mezza estate e Il mercante di Venezia.

In una sala gremita dei protagonisti della prossima stagione, il direttore Cutaia ha poi illustrato con orgoglio l’evento di maggio 2009 al Valle, “Teatri del Tempo Presente”, «un nuovo progetto legato al rilancio dei giovani, come previsto dalle finalità statutarie dell’Ente», con cui «si è chiesto al panorama teatrale italiano di individuare forze che nascono nelle viscere dei territori, dando priorità all’innovazione e all’incontro con la tradizione». Al direttore dell’Eti, che ha anche elogiato «i benemeriti apporti del teatro privato nel fornire linfe nuove alla scena nostrana», hanno fatto eco le voci di D’Apporto e della D’Abbraccio, con un appello a un «maggiore coraggio delle istituzioni nell’investire sui giovani e rilanciare la produzione e la scrittura degli esordienti, al di fuori del circuito privato».

«Non ci sono teatri di serie A e di serie B», ha detto in apertura Cutaia per sottolineare l’uguaglianza tra le nuove stagioni di Quirino e Valle: un’affermazione quantomeno surreale, visto che l’Eti sta per cedere a un privato il teatro di via delle Vergini facendo leva sulla direttiva del MIBAC di Rutelli 2007. L’excusatio non petita di Cutaia si fa più evidente a fronte dello scivolone finale del Presidente Giuseppe Ferrazza, che di fronte alle rimostranze di Tato Russo – «dopo l’energia spesa nel dare lustro alla stagione del Valle, mi sento un po’ piccolo nel far parte del Quirino» – ribadisce che «in fondo, il Valle è il nostro teatro di proprietà a Roma». Staremo a vedere cosa riserverà all’Eti il nuovo assetto politico-istituzionale.


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