

Gualtieri–Celli: "Al centro diritti, dignità e reinserimento"
Un’aula inconsueta, quella che ieri ha ospitato l’Assemblea Capitolina: non la tradizionale cornice del Campidoglio, ma la Casa circondariale di Rebibbia.
Una scelta simbolica e potente, a più di vent’anni dall’ultima seduta in carcere, nel 2002, che ha voluto segnare la vicinanza delle istituzioni a chi vive una condizione di privazione della libertà, proprio nell’anno giubilare dedicato alla Speranza.
A prendere parte alla seduta straordinaria, accanto al Sindaco Roberto Gualtieri e alla Presidente dell’Assemblea Svetlana Celli, la direttrice dell’istituto Maria Donata Iannantuono, la comandante della Polizia penitenziaria Sarah Brunetti, la Garante dei detenuti Valentina Calderone, magistrati, avvocati, 39 tra consigliere e consiglieri capitolini e, soprattutto, uomini e donne detenuti.
“Questa seduta è un atto di responsabilità istituzionale e di presenza – ha detto Celli aprendo i lavori –. Come Assemblea sentiamo il dovere di contribuire alla costruzione di un sistema penitenziario che ponga davvero al centro i diritti, la dignità e la prospettiva di reinserimento”. Ha ricordato che Roma è stata la prima città in Italia a istituire la figura del Garante delle persone private della libertà, ma ha anche sottolineato le criticità che ancora segnano gli istituti: sovraffollamento, suicidi, difficoltà di accesso alle cure.
Il Sindaco Gualtieri ha rivendicato le iniziative già messe in campo da Roma Capitale: corsi di formazione, protocolli sui servizi sociali e bibliotecari, lavori di pubblica utilità in vista del Giubileo. “Il nostro impegno – ha detto – nasce dallo stesso spirito con cui Papa Francesco aprì la Porta Santa qui a Rebibbia: riconoscere la dignità della persona umana, sempre e comunque. Nessuna condanna può privare del diritto alla speranza”.
Un richiamo forte è arrivato dalla Garante Valentina Calderone: “Da inizio anno in Italia si sono tolte la vita 61 persone detenute, gli ultimi due proprio qui, Daniela e Flavio. Dare voce ai loro diritti e creare reali percorsi di reinserimento è un’urgenza che non può più attendere”.
Elemento centrale della giornata, il frutto di sei incontri preparatori tra detenuti e consiglieri capitolini: da quei dialoghi sono nati ordini del giorno concreti, che vanno dagli orti urbani al potenziamento dei collegamenti, dalla formazione al lavoro, fino allo sport e alla salute.
A sorpresa, tra gli interventi, anche quello dell’ex sindaco Gianni Alemanno, oggi detenuto a Rebibbia: “Questa iniziativa ci fa sentire riammessi nella comunità cittadina. Anche noi siamo cittadini romani. Qui vogliamo creare un orto urbano: non è un tema di nicchia, ma un modo per sconfiggere il grande nemico, l’ozio”.
Una giornata intensa, che ha unito istituzioni e detenuti sotto un unico messaggio: la speranza, in carcere, non deve mai spegnersi.
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