Categorie: Costume e Società
Municipi:

Ricordo di don Luigino Pizzo, parroco a Tale

Le esequie officiate dal cardinale vicario Agostino Vallini

Don Luigino Pizzo, il parroco di San Ponziano si è spento nel sonno nella notte tra mercoledì 12 e giovedì 13 novembre 2008. Malato da circa 8 mesi, era in ospedale da prima dell’estate. «È stato prete e pastore fino alla fine. Fino in fondo». Lo ricorda così don Filippo Morlacchi, che lo aveva conosciuto da ragazzo, nella sua parrocchia di origine, Sacri Cuori di Gesù e Maria, dove don Luigino era arrivato come vice parroco subito dopo l’ordinazione nel 1978. Nato a Roma il 6 giugno del 1953, don Pizzo aveva vissuto l’esperienza del Seminario Minore prima di passare al Maggiore, ma la sua vocazione era nata proprio nella parrocchia di Monte Sacro alto, dove viveva con la sua famiglia.

Il cardinale vicario Agostino Vallini ha delineato un suo commosso ricordo officiando le esequie svoltesi venerdì 14 novembre pomeriggio in una chiesa traboccante di fedeli e con un sagrato della chiesa gremitissimo.

Erano presenti le istituzioni civili del territorio: il presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli, i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri. Perché don Luigino era uno del quartiere che girava la zona, conosceva tutti, era sempre disponibile.  A rendergli l’estremo saluto i tanti confratelli sacerdoti, i parroci della X Prefettura e il vescovo ausiliare del Settore Nord, monsignor Enzo Dieci. Poi i suoi parrocchiani dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, Santa Maria Consolatrice, Santa Gemma Galgani, Gesù Divin Lavoratore. Si era preoccupato di salutarli tutti don Pizzo, appena saputo della malattia.

«Un sacerdote della vita». Sempre. Fino alla morte. Così il cardinale vicario Agostino Vallini ha ricordato monsignor Luigino Pizzo. «Una vita spesa nella contemplazione gioiosa di una fede che è un’esperienza di Dio», ha sottolineato il cardinale. Lo racconta in una lettera scritta il 19 ottobre per i suoi compagni malati del IX piano dell’ospedale Gemelli, letta dal cardinale Vallini durante l’omelia. Il testo «rivela – osserva il porporato – chi era il sacerdote don Luigino» che quella domenica, nonostante la sofferenza, aveva deciso di celebrare la Messa nel corridoio del reparto oncologico. «Sono un parroco romano – scriveva – malato come voi (…), vi penso continuamente e prego per voi (…) La domenica il prete celebra con il popolo e ora il mio popolo siete voi (..) La gioia più grande che mi ha dato il Signore in questi i giorni è stata quella di preparami a morire (…) Ora posso dire senza presunzione che sono pronto. Qualsiasi momento va bene. Volevo vivere con voi questa gioia e proporvi di ricevere anche voi l’unzione degli infermi. Intendiamoci. L’unzione non è per morire ma per guarire, spiritualmente e, perché no, fisicamente. Ci tiene uniti alla sofferenza di Gesù per ricevere forza e speranza. E vi assicuro che funziona. Certo, per il mio caso e forse per qualcuno di voi, parliamo di guarigione di altro tipo, più soprannaturale, che porta alla salvezza eterna: quella del Paradiso, per capirci. Perché il Paradiso c’è. Ve lo assicuro. Gesù non ci ha ingannato, non ci ha preso in giro. È tutto vero. Io l’ho predicato per 30 anni (…). Ora ho le prove perché ci sto passando. Allora per chi vorrà io domani sarò a disposizione per celebrare i sacramento dell’unzione. Bisogna prepararsi però con una buona confessione (…) Pensateci. Intanto preghiamo insieme. Dio vi benedica».

«Il modo in cui si è posto davanti alla morte – ha spiegato il cardinale Vallini – va contemplato. Il prepararsi al passaggio alla vita eterna come momento culminante della festa eterna è un grande insegnamento». Una testimonianza per i fedeli e «un’ossigenazione spirituale per noi sacerdoti». Quindi il porporato ha confidato gli ultimi desideri del parroco. «Mi ha chiesto che vi annunciassi a questa verità di fede. Oggi attraverso la mia voce è ancora lui che guida il suo popolo, che annuncia la Parola di salvezza. Voi avete constatato questa fede che è dono e ricerca», abbandono fiducioso all’amore di Dio. Una fede coraggiosa che non ci fa abbattere, né disperare. Neanche di fronte al dolore e alla malattia. Perché «portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù perché si manifesti nel nostro corpo la vita eterna.

Il ricordo di don Luigino in un video de ‘Il talentuoso‘

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento