Riflettere dopo le aggressioni al Pigneto

San Lorenzo, Pigneto e Casalbertone, quartieri degradati soffocati dai palazzinari

Ecco, ci risiamo di nuovo, qualche mese fa a S. Lorenzo, più indietro nel tempo a Casalbertone e ora al Pigneto. Il solito rito, si arriva improvvisamente, si picchia, si sfascia e si sparisce.



Lasciando da parte tutte le riflessioni sulla gravità del fatto, faccio un ragionamento: chi stipendia le aggressioni ha sempre qualche interesse, guarda caso a Casalbertone dopo quella terribile notte di fuoco è stata smantellata la scuola che ospitava gli immigrati (a proposito, dove sono andati?) ed ora sul luogo, sorgeranno delle belle palazzine vendute a caro prezzo. Allora, l’aggressione o era per accelerare i tempi o per provocare reazioni per facilitare lo sgombero o chissà… Fatto sta che con la scusa dell’amianto quel pezzo di terra se lo son cuccato i palazzinari, ancora loro, ancora questi che pensano solo a far soldi, peracottari quanto basta per rovinare la nostra città senza nessun scrupolo: neppure un pensiero remoto li sfiora che so, potrebbero anche lasciare alla memoria qualcosa di bello, ma de chè, si dice a Roma…

Nel giro di soli tre, quattro anni a Casalbertone sono sorti almeno sei o sette palazzi e altri ancora sono in costruzione nel recupero forsennato di spazi per togliere ossigeno al quartiere chiudendolo e chiudendoci in una grossa scatola di cartone lasciando come sfogo quel grande tubo di scappamento che è la Roma- L’Aquila. Così finché resistiamo allo smog non vedremo più l’orizzonte, ma solo le nostre disperazioni e la nostra rabbia. Certo, nessuno lo dice.


S. Lorenzo: anche lì grandi interessi come al Pigneto.

Poi ci può essere un altro ragionamento. La spartizione del territorio in questo triangolo è stato sempre molto fruttuoso. Ai miei tempi si diceva: Casalbertone il deposito, Pigneto e S. Lorenzo lo spaccio e sempre ai miei tempi , a S.Lorenzo si spacciava l’erba perchè quartiere di sinistra più consapevole diciamo, al Pigneto eroina perché più disgraziato. Oggi c’è di tutto e di più; che dolore per me che li ho vissuti in altri tempi dove le ronde si facevano per cacciare gli spacciatori che uccidevano i nostri amici più deboli; che dolore attraversare questi quartieri e vedere come si uccidono intere generazioni. S. Lorenzo tra l’altro con la Ztl è un porto franco autorizzato, fa ridere la vigilanza ai varchi che copre alle spalle lo sterminio di fegati e cervelli di giovani e giovanissimi.

Sarà questo, sarà altro, certo la storia della xenofobia mi lascia perplessa, sono più dell’idea che si sbancano spazi e territori per qualcosa di più economico e gli ideali anche i più beceri sono i mantelli che coprono.


Dopo questa filippica il ragionamento finale è questo: cosa c’è, che succede a noi tutti che non riusciamo più a leggere i fenomeni e ci facciamo ancora speculare dai politicanti di turno e quelli fuori turno. Questi quartieri sono stati espropriati alla persone che avevano le loro case le loro botteghe artigianali che conoscevano tutti e sapevano dei movimenti loschi e meno loschi, dicevano la loro e quante volte rimproveravano anche noi, spingendoci a fare di più quando i loro figli cadevano nella rete di "Sciarone". I posti sono cambiati come è giusto che sia, il tempo passa, e tutto si modifica: ora ci sono i Winebar, le libreriecaffè, dovrebbe essere meglio o no?! E invece eccoli lì questi quartieri…. squallidi, degradati pieni di vomiti ad ogni angolo, tracce indelebili di notti brave. I bei locali son lì che fagocitano questo mercato intenti solo a far soldi anche loro e anche nelle librerie chic si mesce la birra a ragazzine che alle dieci di sera già barcollano per i vicoli o nelle piazzette, dove l’arredo urbano non esiste e ha lasciato il posto a scritte che non dicono, che non parlano, sono solo orride e imbrattano palazzi, panchine, bidoni, marciapiedi alberi. Abbruttiscono la vista e nascondono l’orizzonte ai nostri occhi per impedire di vedere più lontano, adilà delle becere passerelle, ingannando come sempre i nostri sogni e i nostri giovani cuori.


Mi.

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