Rioccupata l’ex fabbrica Penicillina sulla Tiburtina dopo soli 40 giorni

Antonio Barcella - 22 Gennaio 2019

Dopo aver osservato le “passerelle” di politici davanti alle telecamere, in occasione degli sgomberi dell’ex fabbrica di Penicillina sulla via Tiburtina (e i successivi di Ponte Mammolo e di via della Serenissima), ora apprendiamo dalla Sindaca Raggi che l’operazione è stata un fallimento.

Siamo stati facili profeti nel nutrire diversi dubbi sull’azione di forza, messa in campo solo 40 giorni fa, senza soluzioni alternative. Infatti in quella occasione abbiamo scritto: “sarà un provvedimento efficace e risolutivo? Su questo nutriamo tanti dubbi e ve ne spieghiamo i motivi. Lo sgombero è arrivato oggi dopo tanti annunci, pochi interventi sociali che hanno riguardato una trentina di persone in condizioni di fragilità, e ha dato il tempo agli altri occupanti di spostarsi in altri edifici abbandonati del territorio. Se andiamo ad analizzare la situazione, molte di queste persone erano gli stessi occupanti di via Scorticabove, della Stazione Tiburtina e della palazzina di via Raffaele Costi che migrano da un edificio all’altro della nostra periferia portando con loro il carico di degrado e di disperazione che li accompagna. Non è stata predisposta nessuna soluzione abitativa per evitare nuove occupazioni e quindi passerà poco tempo prima che sia speso altro denaro pubblico per un nuovo sgombero in un luogo diverso ma con gli stessi occupanti.”
Le operazioni muscolari generano solo migrazioni da un edificio abbandonato ad un altro, con la conseguente devastazione del territorio, per poi tornare al punto di partenza. Ora la Sindaca Virginia Raggi tuona (contro se stessa?): “Inaccettabile, ex penicillina di nuovo occupata. Sono stati spesi soldi pubblici, impegnati uomini e risorse. E ora c’è il rischio di dover ricominciare da capo. Dopo sgomberi occorre sorveglianza”.
La domanda che sorge spontanea è: “chi avrebbe dovuto mettere in campo i controlli se non chi amministra questa città?'”

Solo pochi giorni e siamo di nuovo al punto di partenza. Forse, come in tutti i paradossi, occorre osservare il problema da un punto di vista differente. Intanto occorre abbattere questi scheletri industriali del passato che dopo essere stati sfruttati per anni sono stati abbandonati al loro destino. Se esiste ancora una proprietà “deve” farsi carico dei danni arrecati alla comunità con il proprio disinteresse; se non esiste più è il Comune che deve procedere alla requisizione del fabbricato e alla sua riconversione o abbattimento. I milioni di euro spesi per sgomberi e bonifiche delle aree occupate potevano certamente essere impiegati per creare unità abitative da mettere a disposizione per le persone più indigenti.
Gli errori non sono solo di questa amministrazione ma vengono da un passato nel quale è completamente fallita la politica dell’accoglienza. Accogliere non significa far entrare tutti nei propri confini per poi lasciarli abbandonati nei ghetti delle grandi città a creare manovalanza per la criminalità. L’accoglienza è un processo che va governato e controllato e soprattutto senza creare falsi miti di nazioni in regimi di abbondanza quando solo nel nostro stato abbiamo sei milioni di poveri che andrebbero sostenuti ed aiutati.
Lasciamo da parte tutte le ideologie ed iniziamo ad affrontare il problema da una visione diversa.

 

Antonio Barcella


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