Roma, 27 febbraio 2010. La legge è uguale per tutti

Un articolo di Alessandra Maiorino da Cronache Laiche

Roma, 27 febbraio 2010. Piazza del Popolo è completamente viola.

Gremita di persone di ogni età, dai bambini sulle spalle dei papà, agli anziani seduti sulla carrozzina. Il viola è ovunque, e se non fosse per la musica, per gli sguardi amichevoli e i larghi sorrisi che la gente spontaneamente si scambia, sembrerebbe una giornata di lutto. In effetti, il viola è il colore del lutto: la Democrazia, in questo paese, è agonizzante. L’ossigeno le è stato tolto a poco a poco, da un monopolio sempre più opprimente e invincibile: televisioni private e pubbliche, stampa, editoria, banche, squadre di calcio, Governo. Tutto nelle mani di uno solo. Ora, con i progetti di legge che si vogliono far passare – il legittimo impedimento, la limitazione delle intercettazioni e il processo “breve” – le si vuole dare il colpo di grazia.

Il popolo viola è ossigeno per questa Democrazia asfissiata. Legalità, diritti, rispetto, memoria. Uguaglianza di fronte alla legge. Queste le richieste avanzate dalla piazza. È non sarebbero richieste eccezionali, sono concetti acquisiti e difesi nella Carta Costituzionale. Ma il loro campo si è ristretto, la loro consistenza si è fatta meno palpabile, e di nuovo è necessario essere vigili, partecipare in prima persona, far sentire la propria voce.

La voce del popolo viola che, non avendo appartenenza politica, può rappresentare tutta la parte sana dell’Italia, è stata affidata, oltre che agli organizzatori, a Roberto Saviano che, in collegamento video, ha ricordato come sia gravissimo che vi siano delle infiltrazioni della ‘Ndrangheta in Parlamento, ma ancora più grave è se questo fatto dovesse passare nell’indifferenza o nella passiva rassegnazione della società civile. A Giorgio Bocca, che ha evidenziato il paradosso del grande corruttore che improvvisamente si mette a fare leggi anticorruzione. Ai ricercatori precari dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale), che hanno ricordato la propria battaglia sui tetti dell’istituto per sventare il piano di esternalizzazione e privatizzazione del controllo ambientale nel paese. A Marco Travaglio, a Paolo Flores d’Arcais, a Oliviero Bea, a Gioacchino Genchi, a Guido Scorza, a Norma Rangeri, a Gianni Minà, ad Alberto Asor Rosa e ad altri ancora che si sono succeduti nel lungo pomeriggio romano.

Ognuno di loro ha interpretato, declinandolo sotto luci diverse, il pensiero delle migliaia di persone presenti. Gli studenti viola, poi, hanno letto con passione e speranza nella loro voce il testo di una lettera aperta al Presidente della Repubblica, pregandolo di non firmare una legge, quella sul legittimo impedimento, che aprirebbe una ferita nella Costituzione.

Ma è stato l’avvocato Domenico D’Amati, dell’associazione Articolo 21, quello che ha offerto la lettura più convincente del motivo per cui ieri tante persone sono uscite dalle proprie case, alcune hanno preso il pullman per raggiungere Roma, molte si sono vestite di viola, e si sono incontrate a piazza del Popolo per protestare contro un governo democraticamente eletto.

«L’articolo 48 della nostra Costituzione – ha detto D’Amati – recita che Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Ma è libero il voto del precario che vive nell’ansia di vedere rinnovato il suo contratto di lavoro? È libero il voto del cittadino che vive in aree controllate dal sottogoverno e dalla mafia? È libero il voto dei telespettatori sottoposti alla soggezione di un impero mediatico che il Parlamento europeo e la nostra Costituzione hanno ripetutamente affermato essere incompatibile con la Democrazia? La lacuna informativa è incompatibile con la Democrazia.

L’articolo 21 della Costituzione tutela il diritto dei cittadini di essere correttamente informati. In occasione della sentenza Mills, ad esempio, questo diritto è stato calpestato da coloro che, con i loro potenti mezzi, hanno voluto far credere che sia stata accertata l’innocenza di Mills, e quindi del suo complice. Anche uno studente del terzo anno di giurisprudenza sa che quando si dichiara la prescrizione dopo due consecutive condanne, e si conferma il risarcimento del danno alla parte civile, questo significa che la corruzione è stata accertata, e quindi c’è un corrotto e c’è anche un corruttore. Nei suoi proclami Berlusconi ha detto che vuole essere assolto con formula piena. Ebbene, questa possibilità ce l’ha. È sufficiente che rinunci alla prescrizione».

Da oggi il popolo viola non è più l’antipolitica. Il No B Day gliel’hanno fatto fare da solo, i grandi partiti, perché probabilmente, da quegli illetterati informatici che la gran parte dei dirigenti politici sono, avevano pensato che non fossero altro che un drappello di pazzi smanettoni del computer. Quando hanno visto il fiume viola che si è mosso da piazza della Repubblica per riversarsi a piazza San Giovanni, il 5 dicembre, devono essere impalliditi. Accidenti – devono aver pensato – potevamo cavalcare quest’onda. E infatti questa volta tutti i partiti di opposizione hanno aderito alla manifestazione interamente nata e finanziata sul Web. Ma nessuno cavalcherà quest’onda.

Con commozione e ammirazione la folla si è aperta per lasciar passare Mario Monicelli, arrivato sua sponte, e poi invitato a parlare sul palco. «Non uno solo dovete cacciare. Dovete spazzare via l’intera classe dirigente!» Una cascata di applausi. La responsabilità non è mai di uno solo. L’espressione conflitto di interessi è riecheggiata spesso nella piazza. Perché nessuno ha mai voluto risolverlo? Quale ruolo ha la cosiddetta opposizione in questo perverso gioco delle parti?

In chiusura dell’evento Alberto Asor Rosa ha esposto una semplice equazione: «Quando il capo è corrotto, la nazione è infetta. Solo una nazione infetta può produrre un capo corrotto».

Qualcuno, però, per merito o per fortuna, è immune a questo virus di decadenza, abiezione morale, volgarità, razzismo, sessismo, ignoranza ammantata di furberia, sudditanza psicologica e sonno della ragione che è il berlusconismo. Qualcuno è immune al suo virus e ai suoi soldi. «Coi soldi si possono comprare le televisioni, i giornali, i giudici, gli avvocati, i corpi di alcune donne. Ma non si può comprare l’amore», ha affermato Gioacchino Genchi. E non si possono comprare le coscienze. «La storia lo condannerà», ha gridato Flores D’Arcais nel microfono.

Al popolo viola, forse, basterebbe che si lasciasse processare come qualunque altro cittadino di un paese democratico. 

Da Cronache Laiche – articolo di Alessandra Maiorino

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