Roma Fringe Festival, la festa del teatro indipendente

Il 26 aprile 2021, si concluderà il Fringe Festival al teatro Vascello, promosso in collaborazione con la UILT
Henos Palmisano, direttore Centro Studi UILT LAZIO - 24 Aprile 2021

Il Fringe è il più importante spettacolo dal vivo, che dal 1947, coinvolge tutte le capitali mondiali della cultura.

Nato ad Edimburgo, nel 1947, oggi conta, in tutto il mondo, circa 240 festival all’anno; a Roma siamo alla 9° edizione, patrocinato dalla World Fringe Society e, grazie alla preziosa collaborazione in passato di locations di grande prestigio come Villa Ada, Castel Sant’Angelo, Villa Mercede, La Pelanda, il festival ha visto aumentare la partecipazione sia delle compagnie, che del pubblico.

Quest’anno (nonostante la pandemia) grazie al Teatro Piccolo Eliseo, che ha ospitato (in diretta streaming) le eliminatorie dal 18 al 24 aprile e al Teatro Vascello, che ospiterà la finale il 26 aprile, la compagnia vincitrice potrà godere di una tournée teatrale di 12 date nei teatri che fanno parte della “Zona Indipendente”.

Fringe: frangia, orlo, margine, periferia, ma anche nicchia, cioè quella parte di cultura che gli Italiani “sembra” aver sottovalutato.

Eppure si calcola che attorno allo spettacolo gravitino più di un milione di “artigiani”, un tempo orgoglio e vanto dell’Italia esportatrice (spesso inconsapevole) di cultura e di opere d’arte (a volte illegalmente): insomma l’Italia, per molti secoli, è stata il centro del mondo artistico.

Gli attori senza le straordinarie “maestranze” alle quali eravamo abituati, potrebbero recitare, cantare, ballare, con naturalezza e tranquillità?

Nell’antica Roma chi sapesse fare le tre arti era chiamato mimo/a; una strepitosa mima fu Licoride (Roma 70 a.C.-43 circa a.C.), amante di uomini politici come Marco Giunio Bruto e Marco Antonio, ma anche del poeta Cornelio Gallo, che le dedicò i 4 libri di “Amores”; era ben nota anche a Virgilio (Bucoliche, X) e ad Ovidio (Amores, I-15; Ars Amatoria, III).

Insomma ieri, come oggi il teatro è sempre stato fonte di ispirazione artistica: Gabriele d’Annunzio scriveva per l’amore corrisposto della Duse, Luigi Pirandello per l’amore non corrisposto di Marta Abba; ma anche in campo musicale come Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, che andavano spesso a teatro per ispirarsi.

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Possiamo sostituire IL TEATRO con dei succedanei?

Certamente la televisione ed il cinema fanno la loro parte, ma alla lunga si avverte che non riescono a dare lo stesso coinvolgimento emotivo, che si ottiene con lo spettacolo dal vivo.

Per la mia generazione andare a teatro era come andare ad una rappresentazione sacra; ricordo ancora quando, nell’unica rete televisiva, il venerdì sera andava in onda la commedia in diretta: guai a chi commentasse o disturbasse con rumori molesti.

Per noi appassionati di teatro dal vivo, c’è un altro luogo sacro per il dopo-spettacolo: il Ristorante, fonte di lavoro e reddito per un numero incalcolabile di lavoratori del settore.

La cerimonia, quanto mai varia, avveniva (il passato è d’obbligo essendo il coprifuoco ancora alle 22) con la somministrazione di una fumante carbonara o amatriciana o cacio e pepe, impreziosite con un Primitivo o un Aglianico (ma anche un Franciacorta o Prosecco: gli spumanti hanno il pregio di sposarsi bene con i piatti grassi): insomma era questo per noi spettatori e per gli artisti (spesso nello stesso ristorante) il giusto e degno corollario per una serata passata a Teatro.


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  1. Il teatro ha un fascino innegabile e anche io ricordo con nostalgia le belle commedie che la TV trasmetteva e ancora prima la radio ( ricordo che ci mettevamo tutti intorno a mobile della radio x ascoltarle!)


    • Grazie. Il venerdì sera era un appuntamento con la commedia irrinunciabile. Gli attori, veri, erano gli stessi che recitavano in teatro: grandi professionisti.

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