

Le accuse non risparmiano neanche il ministro Valditara: "Il governo pensa a dress code e cellulari, mentre ignora i veri problemi della scuola pubblica"
L’autunno nelle scuole romane è iniziato col fragore di un tamburo. Stamattina, in via Giuseppe Libetta, la sede succursale dell’istituto Rossellini si è svegliata occupata: bandiere, striscioni, studenti in assemblea.
La prima occupazione dell’anno è partita proprio da qui, con il passo deciso di chi non vuole restare a guardare.
Tutto nasce da un appello lanciato poche ore prima dal collettivo Cambiare Rotta, che dalla facoltà di Lettere della Sapienza ha chiamato a raccolta liceali e universitari: “Blocchiamo tutto, in solidarietà con la Palestina, dopo l’attacco alla Global Sumud Flotilla”. Una chiamata raccolta al volo dagli studenti del Rossellini, che hanno risposto senza esitazioni.

«La nostra scuola non può essere neutrale – spiegano dal collettivo Osa –. Davanti al genocidio del popolo palestinese, davanti alla complicità del governo italiano, dell’Europa e degli Stati Uniti, non possiamo tacere».
Dentro le aule occupate, tra cori e cartelloni, le accuse non risparmiano neanche il ministro Valditara: «Il governo pensa a dress code e cellulari, mentre ignora i veri problemi della scuola pubblica. Le sue norme le viviamo ogni giorno sulla nostra pelle».
Il Rossellini, dunque, diventa la prima miccia di un movimento che promette di allargarsi.
L’appello è chiaro: dalle università alle superiori, l’autunno sarà di lotta. E gli studenti lo dicono senza giri di parole: «Lo sciopero di lunedì, con 200mila persone a Roma e un milione in tutta Italia, è stato solo l’inizio. Siamo pronti a mobilitarci ancora».
E così, tra corridoi trasformati in assemblee e striscioni che spuntano dalle finestre, Roma scopre che la protesta studentesca ha già riaperto i battenti. Con largo anticipo.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.