

Riesplode la polemica per le stanze in affitto agli studenti, introvabili, troppo care e quasi sempre in nero
Per l’affitto a Roma la media è di seicento euro a stanza. Anche se il 70 % degli annunci non corrispondono alla descrizione e gli studenti trovano nella realtà stanze senza finestre, posti letto in comune, uso della cucina permesso ad orari rigidi o non consentito affatto, il tutto senza un regolare contratto d’affitto.
“Questa – interviene Giuliano Girlando viceresponsabile per Roma dell’Italia dei Diritti – è la grave conseguenza della mancanza di un piano di edilizia scolastica a tutela degli studenti universitari, una questione irrisolta da parte della gestione comunale, specialmente a Roma, così come nelle altre città sedi di atenei che non affrontano definitivamente la situazione. Urgono – continua Girlando – risposte immediate da parte dei responsabili comunali romani e soprattutto dal Governo per quanto concerne le politiche universitarie. Dal Ministro Gelmini abbiamo visto attuata solo la politica dei tagli e non quella degli investimenti e delle risorse.”
“Il problema degli affitti in nero – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – è una forma di illegalità purtroppo assai diffusa nel paese, serve un maggiore controllo da parte delle autorità competenti, si tratta di un comportamento che configura il reato di evasione fiscale .”
Da un lato Roma necessità, certamente, di maggiori strutture di accoglienza per gli studenti fuori sede (problemi non presenti in molti altri paesi d’europa, dove si possono trovare "cattedrali" in mezzo al nulla con posti letto a 600 euro".
Uno studente che decide di venire a studiare a Roma dovrebbe, pertanto, essere preventivamente a conoscenza della scarsità di strutture di accoglienza universitarie e dei costi esorbitanti degli affitti, soprattutto in zone come San Lorenzo o comunque intorno alla Sapienza o alle altre università. Forse solo intorno all’università di Tor Vergata, zona poco centrale e poco ambita di Roma, gli affitti sono notevolmente più bassi.
Quindi decentralizzare gli atenei e costruire con essi strutture di accoglienza, potrebbe essere un primo passo per risolvere il problema specifico degli studenti. Oppure creare collegamenti efficienti con gli atenei già esistenti da zone meno costose. Ma uno studente fuorisede accetterebbe di vivere a Monterotondo e studiare alla Sapienza?
Un‘altra questione è quella dei prezzi e degli affitti in nero, che riguarda comunque persone di ogni età, occupazione, disoccupazione o genere, e romani compresi, con la differenza che spesso non sono i genitori a pagare.
Si tratta sicuramente di evasione fiscale ma anche di mancanza di controlli, che, in realtà, dovrebbero riguardare anche i prezzi dei contratti regolarmente registrati. Certamente la rigidità della burocrazia italiana e i suoi costi esagerati a livello fiscale non aiutano la diminuzione dell’illegalità.
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