Roma, la protesta corre tra i licei: “Occupiamo per la Palestina”

Dall’Augusto al Plauto, fino all’Enzo Rossi: la mobilitazione degli studenti infiamma la Capitale

Roma si sveglia in un ottobre carico di voci, striscioni e occupazioni. Nei corridoi dei licei Augusto, Plauto ed Enzo Rossi, il brusio delle lezioni ha lasciato spazio a cori, assemblee e cartelloni che parlano di Palestina.

È la nuova ondata di mobilitazioni che, in meno di un mese dall’inizio delle lezioni, attraversa la Capitale da un quartiere all’altro.

Questa mattina, martedì 7 ottobre, gli studenti del liceo classico Augusto, in via Gela, e del Plauto, in via Augusto Renzini, hanno deciso di prendere in mano le chiavi delle proprie scuole.

Lo facciamo spiegano in un comunicatoper esprimere indignazione, solidarietà e responsabilità civile di fronte a una crisi umanitaria che riteniamo inaccettabile”.

Il cuore della protesta è la Palestina, ma non solo. Gli studenti parlano anche di diritti, libertà d’espressione e repressione.

Raccontano di come, dopo un’assemblea dedicata alla “Global Sumud Flotilla”, la dirigenza abbia adottato misure disciplinari.

E denunciano un episodio che li ha scossi: alcune immagini affisse nei corridoi, raffiguranti bambini palestinesi tra le macerie, sarebbero state “strappate e imbrattate con simboli fascisti”.

La scuola non ha preso posizioneaccusanoe ha invece rimproverato chi quei manifesti li aveva appesi”.

Accanto a loro si schiera il collettivo OSA (Opposizione Studentesca d’Alternativa), che definisce l’ondata di occupazioni “una risposta alla grande mobilitazione popolare per la resistenza palestinese”.

Il collettivo accusa il governo di “lavarsi le mani davanti a un genocidio”, e punta il dito contro la direttiva dell’Ufficio Scolastico Regionale che “vieterebbe di parlare di Palestina in classe”.

È inaccettabile scrivono che mentre crollano i soffitti e mancano i fondi per la scuola, si aumentino quelli per le armi”.

Anche al liceo Plauto gli studenti hanno occupato, ma con uno spirito più ampio. “Abbiamo aderito all’appello nazionale Blocchiamo tutto lanciato dall’Unione Sindacale di Basespiegano –. Questa non è solo un’azione per riprenderci i nostri spazi: è un gesto politico e umano contro ogni complicità del governo con il genocidio in Palestina”.

Nel frattempo, un nuovo nome si è aggiunto all’elenco: il liceo artistico Enzo Rossi di via del Frantoio. “Non possiamo restare indifferenti – dicono i ragazzidavanti alle immagini di Gaza. Ogni giorno vediamo distruzione e dolore, e il nostro Paese continua a voltarsi dall’altra parte. È una vergogna.”

Sono già cinque le scuole occupate a Roma, e l’elenco cresce di ora in ora. In totale, la mobilitazione ha coinvolto otto istituti, contando anche il Socrate, il Cavour e la succursale del Rossellini, la prima a essere occupata e poi sgomberata nei giorni scorsi.

Dalle finestre dei licei sventolano bandiere e striscioni. Nelle aule, i banchi si spostano per far posto alle assemblee. E nei cortili si discute di pace, di politica, di futuro.

Roma, ancora una volta, diventa teatro del dissenso giovanile. Un’eco che attraversa la città e racconta una generazione che non vuole più restare in silenzio.


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