

Osservando i comportamenti della Politica, sembra di sì
Se guardiamo alle strategie e alle politiche comunicative degli schieramenti politici, sembra che ormai non ci siano differenze sostanziali fra destra e sinistra. La concorrenza per spartirsi il bottino elettorale si gioca ormai sulla strategia degli sgomberi degli indesiderati, sulla ghettizzazione degli stranieri e sull’intolleranza verso i poveri e gli emarginati del mondo globalizzato.
Basta leggere i manifesti dei partiti politici che in questi giorni campeggiano sui muri di Roma sul tema della sicurezza.
Gli uni (la destra al governo del Campidoglio) contestano agli altri (la sinistra) la recrudescenza del senso di insicurezza dovuto alla troppo tolleranza delle giunte di sinistra nei confronti di clandestini ed immigrati.
Quelli di sinistra (ora all’opposizione) rinfacciano invece alla destra di aver speculato in campagna elettorale su questo tema, ripagando ora il Sindaco di Roma, Alemanno, con la stessa moneta propagandistica. Accusandolo di non fare niente contro gli sbarchi dei clandestini o contro gli episodi di violenza e di stupri che hanno visto protagonisti in questi giorni alcuni stranieri.
Manifesti, come si vede, solo all’apparenza contrastanti, ma dal contenuto rigorosamente “bipartisan”. Anzi, gli stessi manifesti della sinistra sembrano incitare Alemanno a fare di più e di meglio contro gli immigrati.
La confusione regna sovrana. I partiti politici, pure progressisti, divengono anch’essi veicoli, anche inconsapevoli, di intolleranza. La sinistra dimostra così di rincorrere la destra e di non avere una strategia politica e di governo alternativa, come neppure si mostra capace di una seria analisi economica della situazione mondiale e delle conseguenze sociali dei flussi demografici in atto nel pianeta.
Perché la Politica sbaglia, alimentando così una vera e propria retorica (di luoghi comuni) dell’immigrazione?
I ) L’equazione delitti-insicurezza e stranieri non sta in piedi. In realtà non lo è mai stata. I reati contro le persone sono comuni sia agli stranieri sia agli italiani. Anzi, per ciò che concerne gli stupri, il 58% di questi orrendi delitti vede gli italiani protagonisti imbattuti, per non parlare del fatto che molti reati sessuali (compresa la pedofilia) vedono tra i carnefici persone anche di famiglia o di vicinissima conoscenza delle vittime. Ma ciò che fa opinione è il risalto mediatico e questo è a completo appannaggio dello “straniero”.
II ) Se è vero che, secondo l’ultimo censimento della Croce Rossa, la presenza a Roma di una etnia che sta nell’occhio del ciclone delle polemiche, come i Rom, ammonta a 7 mila unità, appena lo 0,03% dei residenti, risulta assolutamente sproporzionato il propagarsi di un allarme sociale a cui anche i partiti politici danno un significativo contributo. Fatto inspiegabile se si considera che l’Italia, quanto a presenza di rom e sinti, è fanalino di coda in Europa e che in paesi come Francia, Spagna, Germania, Romania, Russia non sembra sia in atto una “emergenza rom”. Ciò significa una sola cosa: che il nostro paese, rispetto agli altri partners europei, è incapace di attuare una politica d’accoglienza e d’integrazione delle popolazioni rom. Noi aggiungiamo, dell’immigrazione tout court.
III ) L’immigrazione è, nell’era della globalizzazione, soprattutto un fenomeno economico (di povertà) e geo- politico. Perché, allora, cacciarlo nell’imbuto della razza, dell’etnia e della nazione?
Come non esiste “l’Occidente cristiano”, né l’”Islam” con le maiuscole, perché ci sono culture e realtà differenziate, così non esistono le “etnie” dei migranti (gli esseri umani, infatti, lasciano il loro paese per motivazioni e circostanze diverse). La questione etnica è così solo una etichetta per scavare un solco tra noi e loro.
IV ) La sinistra ha perso la capacità di analizzare le relazioni tra le trasformazioni economiche e le condizioni giuridiche delle persone. Se un liberale come Dahrendorf, riferendosi all’immigrazione, ha avuto il merito di ricordare le cause di forte impoverimento per larga parte dell’umanità, perché dovrebbe dimenticarselo proprio chi, grazie ad analisi simili del passato, si è legittimata anche come forza politica globale?
V ) Non si possono risolvere questioni globali con strumenti locali. I Municipi, i Sindaci, non possono quindi fare da parafulmini delle tensioni sociali. Quest’ultime sono infatti la causa di politiche di flussi e situazioni mondiali che scavalcano competenze e poteri locali. Semmai, sarebbe utile che tutti gli schieramenti si coalizzassero per individuare adeguate risorse, nuovi ordinamenti istituzionali e riferimenti territoriali che abbiano poteri meno circoscritti e più deliberanti.
Ad esempio: l’area metropolitana, invece degli attuali Municipi, oppure gli Enti sopranazionali al posto dei singoli Stati.
VI ) Già più di due secoli fa, Immanuel Kant scriveva che: “siccome la Terra è rotonda, più un nucleo di persone cerca di allontanarsi da altri più invece se ne avvicina”.
Vogliamo con questo dire che la Politica deve ormai prendere di petto (non rimuoverlo o esorcizzarlo) il problema endemico del governo dei flussi migratori, mettendosi alla testa dei processi di trasformazione. Non alla coda, com’è oggi.
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