

Prima ancora dell’inizio delle lezioni, centinaia di ragazze e ragazzi si sono ritrovati davanti agli ingressi dei licei, con bandiere palestinesi, fumogeni e megafoni
«Bloccheremo tutto». Non era uno slogan, ma una promessa. E questa mattina gli studenti romani l’hanno mantenuta.
Prima ancora dell’inizio delle lezioni, centinaia di ragazze e ragazzi si sono ritrovati davanti agli ingressi dei licei, con bandiere palestinesi, fumogeni e megafoni, trasformando la protesta per Gaza in un’ondata che ha attraversato la città.
Dal Plauto al Visconti, dal Morgagni al Giordano Bruno, passando per il Newton e il Rossellini: le aule sono rimaste vuote, mentre gli studenti hanno scelto le strade come aula di discussione e protesta. Nel cuore della Capitale i cortei hanno bloccato via Cavour e via degli Annibaldi, a due passi dal Colosseo.
A Roma Est il punto di raccolta è stato largo Preneste, con liceali e docenti in marcia. In piazza Annibaliano si sono dati appuntamento invece gli istituti del II e III municipio.
La mobilitazione, organizzata dal collettivo Osa – branca liceale dell’organizzazione universitaria Cambiare Rotta – non si è fermata qui.
Dopo aver acceso fumogeni sotto le finestre dell’Ufficio scolastico regionale in via Frangipane, gli studenti hanno puntato verso piazza dei Cinquecento, dove è attesa la manifestazione principale in sostegno della Palestina e della Global Sumud Flotilla, con una partecipazione stimata tra le 8mila e le 10mila persone.

Non solo licei. Anche la Sapienza è stata teatro di protesta: gli attivisti hanno lasciato le tende piantate sotto la statua della Minerva per presidiare piazzale Aldo Moro, transennando gli ingressi e scandendo un grido inequivocabile: «Blocchiamo l’università». Da lì è partito un corteo che confluirà anch’esso verso piazza dei Cinquecento.
Accanto agli studenti, si muovono anche i docenti. Un gruppo di professori della Sapienza ha inviato una lettera alla rettrice Antonella Polimeni, chiedendo all’università di interrompere collaborazioni e accordi con Israele. «Siamo docenti come lei – si legge nel testo – e vogliamo esprimere il disagio e l’indignazione di entrare in aula davanti a studenti e studentesse che ci chiedono di fermare il genocidio, mentre l’istituzione resta complice, mantenendo accordi con università israeliane e industrie belliche».
Una giornata calda, non solo per i blocchi stradali e le bandiere al vento, ma per il segnale forte che dalle scuole e dalle università di Roma si è alzato: la protesta studentesca è tornata protagonista, con Gaza al centro del dibattito.
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