Roma Tre, il collettivo rompe il silenzio: “oltre 100 segnalazioni di molestie e abusi in 5 giorni”

A lanciare il sondaggio è stato il collettivo femminista Marielle, insieme ad altre realtà universitarie come Link, con l’intento di dare voce a chi, troppo spesso, resta inascoltato

Un click. Poi un altro. E nel giro di pochi giorni, il muro di silenzio ha cominciato a sgretolarsi. In appena cinque giorni, sono arrivate 101 segnalazioni di molestie, violenze psicologiche e abusi di potere all’Università Roma Tre.

Testimonianze anonime, spesso cariche di paura e frustrazione, che raccontano una realtà sommersa fatta di pressioni, mobbing, minacce.

A lanciare il sondaggio è stato il collettivo femminista Marielle, insieme ad altre realtà universitarie come Link, con l’intento di dare voce a chi, troppo spesso, resta inascoltato. E le risposte non si sono fatte attendere.

La paura tra le aule: il racconto delle vittime

Nella maggior parte dei casi, a denunciare sono studentesse, ma tra le voci si fanno spazio anche quelle di alcune docenti. Parlano di pressioni costanti, di un ambiente in cui professori, tutor e persino colleghi abusano della propria posizione di potere. Un clima dove la violenza non è solo fisica: le ferite invisibili delle violenze psicologiche lasciano cicatrici profonde.

C’è chi racconta di minacce velate durante un esame, chi di avances indesiderate ricevute nei corridoi o nei colloqui privati. E poi ci sono le storie più sottili, ma non meno devastanti: esclusioni dai progetti, svalutazioni continue, commenti sessisti che rimbombano nelle aule come una condanna silenziosa.

“Se vuoi andare avanti, certe cose devi sopportarle”, racconta una studentessa, una frase che ha sentito ripetersi troppe volte. Altre, invece, parlano di ricatti: la promessa di una carriera facilitata in cambio di favori personali.

Foto Instagram del collettivo Marielle

Un sondaggio per rompere l’omertà

Il questionario – anonimo e disponibile online – chiede di specificare l’età, la categoria di appartenenza (studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo, ricercatori), la facoltà e il tipo di violenza subita: fisica, psicologica, sessuale, economica, digitale o discriminazioni legate all’orientamento sessuale o alla disabilità.

101 storie in 5 giorni. Un numero impressionante, che ricorda un’altra indagine, quella condotta lo scorso anno alla Sapienza dall’associazione Sinistra Universitaria, che aveva raccolto 160 segnalazioni di molestie all’interno della Città Universitaria.

Un dato che spinse l’ateneo a prendere posizione, ma che, evidentemente, non ha ancora scardinato un sistema che sembra proteggere più i carnefici che le vittime.

Il centro antiviolenza: un rifugio per chi non ha voce

Dentro l’Università Roma Tre, però, esiste un luogo dove le vittime possono sentirsi al sicuro. Dal gennaio 2023, il collettivo Marielle ha aperto uno spazio autogestito all’interno del centro antiviolenza dell’ateneo, intitolato a Sara Di Pietrantonio, la studentessa brutalmente uccisa dal suo ex fidanzato nel 2016.

Qui, chi subisce violenze – fisiche o psicologiche – può trovare ascolto e supporto. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio di genere di Roma Tre, aggiornato al 2023, il centro ha già accolto 74 donne, di cui il 25% appartenenti alla comunità universitaria.

Di queste, il 14% ha denunciato violenza sessuale già al momento dell’accesso, percentuale che sale al 23% considerando ciò che emerge nei percorsi di elaborazione successivi.

Le segnalazioni sono tante, ma poche arrivano a una denuncia formale,” spiegano le attiviste del collettivo, evidenziando come la paura di ritorsioni e la mancanza di fiducia nelle istituzioni portino molte vittime a restare in silenzio.

Un futuro diverso è possibile?

L’obiettivo del sondaggio è chiaro: raccogliere 700-800 segnalazioni per creare un dossier dettagliato da portare all’attenzione dell’ateneo e avviare un cambiamento reale.

Ma cosa significa, davvero, cambiare? Secondo le associazioni promotrici, serve una presa in carico efficace delle vittime, ma anche una maggiore trasparenza nei procedimenti disciplinari, troppo spesso lenti e inefficaci.

Non basta dire che certe cose non devono accadere: bisogna agire con fermezza,” ribadiscono le attiviste, che chiedono l’istituzione di un protocollo chiaro per la gestione delle denunce, corsi obbligatori di formazione sul consenso per tutto il personale e un monitoraggio costante delle dinamiche di potere dentro l’università.

Nel frattempo, le storie continuano ad arrivare. Un flusso silenzioso che, giorno dopo giorno, sta cambiando la narrazione: perché chi per anni ha subito in silenzio, ora ha trovato finalmente il coraggio di farsi sentire.

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