

Fatti e misfatti di maggio 2013
Ruby Karima, ma che testa hai?
“Se non ho fatto la prostituta con il bel Cristiano Rolando – una delle frasi di Ruby Karima El Mahroug al processo contro Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora per induzione e favoreggiamento della prostituzione nelle “notti di Arcore” – figuriamoci se l’ho fatta con Berlusconi o con qualcun altro”.
Il Cavaliere avrà certamente apprezzato il fatto che Ruby Karima abbia decisamente negato in aula, ai giudici milanesi, di avere mai fatto sesso, ad Arcore, né con lui né con altri. Non avrà certamente apprezzato, però, il fatto che Ruby Karima lo abbia classificato così pesantemente in basso nei confronti di Cristiano Rolando. Il quale sarà pure bello, d’accordo, ma vuoi mettere lui, Silvio, l’universale “tombeur des femmes”? Ruby Karima, ma che testa hai?
“Non c’è più trippa per gatti”
“Piazze semivuote – hanno registrato tutti i quotidiani – in occasione della chiusura della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale di Roma”.
Un segnale indubbiamente significativo della disaffezione nei confronti della politica tutta. Tanto da far esclamare, con amarezza, ad un ex assessore dell’allora Giunta Veltroni: “C’ era più gente alla “Festa del carciofo” che oggi al comizio del nostro candidato sindaco Ignazio Marino”. Ma, pur se non lo dovesse consolare, il fatto è che c’era più gente anche alla “Sagra della porchetta” che al comizio del candidato sindaco Pdl Gianni Alemanno. E più gente alla “Tonnara di Favignana” che al comizio del candidato sindaco “5 stelle”, autodefinitosi l’ “apriscatole romano”, Marcello De Vito. Nonostante – fatto ancora più significativo – la presenza, a questi comizi, di “pezzi da 90” come Guglielmo Epifani, Silvio Berlusconi e l’urlatore Beppe Grillo. I quali – si spera – dovrebbero avere compreso che ormai – come si dice simpaticamente a Roma – “non c’è più trippa per gatti”. E, dunque, come sia divenuto più che urgente un ritorno alla politica con la “P” maiuscola. Quella vera, quella onesta, quella responsabile, quella al servizio dei cittadini e non dei propri svariati interessi e vantaggi partitici e personali.
Trasgressioni di “Serie A” e trasgressioni di “Serie B”
“Filippo P., disoccupato da tre anni e padre di un bambino di quattro – è la notizia – è stato sorpreso, per la seconda volta in una settimana, a rubare in un supermercato. La prima volta ha rubato del pane, del prosciutto e del latte ed è stato subito condannato a cinque mesi con la condizionale. La seconda volta ha rubato una confezione di arrosto, un pezzo di formaggio e una bottiglia di olio ed è stato condannato e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, appena ventiquattr’ora dopo, per furto aggravato con recidiva”.
Rubare, certo, è punito dall’articolo 624 del Codice penale e dal settimo dei dieci Comandamenti. Ma che cosa avrebbe dovuto fare quel padre disoccupato per il suo bambino di quattro anni? Farlo morire di fame? Trasgredire, cioè, l’articolo 575 del Coidice penale e il quinto dei dieci Comandamenti? La legge – potrebbe obiettare qualcuno – è legge. D’ accordo. Ed è scritto, in tutte le aule di Tribunale, che la legge è uguale per tutti. E qui non d’accordo: non è vero. Perchè tanti personaggi i quali continuano a rubare per arricchirsi personalmente riescono troppe volte a farla franca, ad ottenere addirittura notevoli sconti di pena, ad allungare i tempi fino alla prescrizione. Filippo P., il quale è stato costretto a rubare per non far morire di fame il suo bambino di quattro anni, è stato invece accusato, giudicato e incarcerato a tempo di record. Come il peggiore dei delinquenti e non come un padre disperato. Episodi del genere dovrebbero far meditare un po’ tutti. Non solo quei politici i quali hanno portato decine di migliaia di persone in condizioni disperate e quei giudici i quali, comprensivi con tanti ladri di “Serie A”, si accaniscono inspiegabilmente contro i “qualsiasi Filippo P.”. Ma anche le direzioni di centri centri commerciali le quali, almeno in qualche caso più drammatico, potrebbero anche evitare di sporgere denuncia per furto e compiere un gesto di umana solidarietà: non ne soffrirebbero certo i loro bilanci d’oro.
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