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Sanità Lazio, il giallo delle “prenotazioni fantasma”: pazienti perdono la priorità per rifiuti mai fatti

A lanciare l’allarme è il consigliere regionale di Azione Alessio D'Amato, che, con toni duri e ragionati, parla di “anomalie gravissime”

È una nuova frontiera dell’inquietudine sanitaria quella che emerge dalle segnalazioni raccolte negli ultimi giorni nel Lazio: pazienti convinti di aver perso il diritto a una visita in tempi rapidi perché il sistema sanitario li avrebbe fatti “rinunciare” a un appuntamento… che in realtà non è mai stato nemmeno proposto.

A lanciare l’allarme è il consigliere regionale di Azione Alessio D’Amato, che, con toni duri e ragionati, parla di “anomalie gravissime” e di un meccanismo che rischia di erodere uno dei pochi strumenti di tutela per chi attende da troppo tempo una prestazione specialistica: il cosiddetto pass di garanzia.

Nel sistema delle prenotazioni della sanità pubblica laziali – gestito tramite il Centro unico di prenotazione (ReCup/CUP) – i cittadini ottengono visite ed esami sulla base della priorità indicata dal medico.

Se la ASL non è in grado di trovare una data entro i tempi previsti (ad esempio 30 giorni per una visita differibile), scatta il pass: un percorso di tutela che promette di far rispettare i limiti di attesa stabiliti per legge.

Ma il trucco denunciato da D’Amato sarebbe proprio qui. Secondo il consigliere, numerosi utenti che hanno chiamato il call center e ottenuto risposte di agende piene vengono informati di aver perso il diritto al pass perché avrebbero rifiutato una proposta di appuntamento precedente.

Il paradosso? Quei cittadini giurano di non aver mai ricevuto alcuna proposta — né telefonata, né email, né messaggio — e di non aver mai espresso alcuna rinuncia.

Il caso più eclatante riportato riguarda una mamma che, con una ricetta medica che prevedeva una visita dermatologica con priorità a 30 giorni, si sente rispondere dall’operatore che il primo posto disponibile è a luglio o addirittura a gennaio 2027.

Poi la stoccata: “Ha rifiutato un appuntamento all’Istituto Regina Elena il 23 febbraio”, le viene detto. Una data che lei non ha mai visto né ricevuto. “Un meccanismo gravissimo”, tuona D’Amato, che parla di “prenotazioni fantasma” e di liste d’attesa apparentemente ripulite grazie a rifiuti mai effettuati.

La denuncia, formalizzata attraverso un’interrogazione urgente al presidente della Regione Francesco Rocca, solleva tre punti precisi:

  • se siano state impartite nuove direttive operative sulla gestione delle rinunce;

  • quanti pass di garanzia siano stati effettivamente erogati dal 1° febbraio, data di entrata in vigore delle nuove regole;

  • quante prescrizioni siano scadute costringendo i pazienti a dover rifare la ricetta.

Al momento, dalla Regione non è arrivata alcuna risposta ufficiale, mentre il malcontento tra gli utenti resta palpabile: molte agende risultano bloccate o spostate a data da destinarsi, e l’impressione per chi chiama il ReCup è spesso quella di un labirinto poco trasparente e difficile da navigare.

In attesa di chiarimenti, restano sul tavolo le testimonianze di pazienti che si vedono negare un diritto sancito pur senza aver mai rifiutato nulla — un giallo burocratico che ora passa dalle segnalazioni social all’attenzione delle istituzioni, con ricadute dirette su chi aspetta giorni, settimane o mesi per una semplice visita specialistica.


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