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Sanità nel Lazio, sistema a due velocità: eccellenza che attrae pazienti ma resta un buco da 191 milioni

È l’immagine che emerge dall’ultimo report della Fondazione Gimbe, che analizza i flussi di mobilità sanitaria del 2023

Un sistema sanitario capace di attirare pazienti da tutta Italia, ma allo stesso tempo segnato da una forte “fuga” di residenti verso altre regioni.

È l’immagine che emerge dall’ultimo report della Fondazione Gimbe, che analizza i flussi di mobilità sanitaria del 2023 e mette in luce le contraddizioni della sanità nel Lazio.

La regione si conferma tra le più attrattive del Paese, ma il bilancio complessivo resta negativo.

Il motivo è semplice: i pazienti che arrivano a curarsi negli ospedali romani portano risorse importanti, ma sono ancora di più i cittadini laziali che scelgono strutture fuori regione.

Il risultato finale è un passivo di 191,7 milioni di euro, il peggiore tra le regioni del Centro Italia.

La “fuga” sanitaria: oltre 621 milioni di euro

Il dato più pesante riguarda la mobilità passiva, cioè le cure ricevute dai residenti laziali fuori dal territorio regionale.

Nel 2023 il conto ha superato i 621,7 milioni di euro, rendendo il Lazio la regione con l’indice di fuga più alto d’Italia.

Una parte consistente di questa cifra, però, deriva da un’anomalia contabile. Circa 160 milioni di euro sono legati alle prestazioni dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Poiché la struttura appartiene allo Stato della Città del Vaticano, ogni cura prestata a un bambino residente nel Lazio viene registrata come mobilità sanitaria verso l’esterno, come se fosse stata effettuata all’estero.

Questo meccanismo gonfia il dato della mobilità passiva, pur trattandosi in realtà di prestazioni effettuate nel territorio romano.

Roma calamita per i pazienti, ma soprattutto nel privato

Se il disavanzo non è ancora più pesante, lo si deve alla mobilità attiva, ovvero alla capacità del Lazio di attrarre pazienti provenienti da altre regioni.

Nel 2023 il sistema sanitario regionale ha generato crediti per oltre 430 milioni di euro grazie a chi ha scelto Roma per cure e interventi.

A sostenere questo flusso, tuttavia, è soprattutto il settore privato accreditato.

I dati del report Gimbe indicano che:

  • Il 63,8% delle prestazioni rivolte a pazienti da fuori regione avviene in strutture private convenzionate.

  • Per ricoveri e attività ambulatoriali la quota sale addirittura al 68,1%.

In altre parole, mentre la sanità pubblica regionale fatica a trattenere una parte dei propri pazienti, l’attrattività del sistema sanitario laziale si regge in larga misura sull’offerta del privato accreditato.

Un passivo ancora pesante

Il saldo finale del Lazio resta quindi negativo: 191,7 milioni di euro, leggermente migliore rispetto ai 193 milioni del 2022, ma comunque significativo.

Secondo il report Gimbe, il deficit della mobilità sanitaria regionale rappresenta il 10,5% del disavanzo nazionale complessivo.

Una quota che colloca il Lazio subito dopo alcune regioni del Sud – Calabria, Campania, Puglia e Sicilia – tra quelle con il saldo più critico.

Il quadro che emerge è quello di una sanità capace di offrire eccellenze riconosciute, ma ancora segnata da squilibri strutturali tra pubblico e privato e dalla difficoltà di trattenere tutti i propri pazienti.

Un equilibrio fragile che continua a pesare sui conti della Regione.


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