‘Sbarre’ su Rai 2 con Fabrizio Moro

Da mercoledì 28 settembre h. 23.40 le telecamere in un carcere: un detenuto che racconta la sua vita, le sue paure e il suo futuro
di Elisabetta Ruffolo - 28 Settembre 2011

Non è la prima volta che delle telecamere entrano in un carcere ma è la prima volta che si consegnano ad un detenuto che racconta la sua vita, le sue paure e il suo futuro. Voce narrante di "Sbarre" è il cantante Fabrizio Moro.

Paolo Carmignani,vice direttore di Rai 2, ha sottolineato la scelta di cercare un testimone al di fuori della televisione, perché Sbarre non è una televisione di genere industriale.

Già negli anni novanta con “Piccoli ergastoli” di Marco Risi si raccontavano episodi di detenuti che erano dentro da lungo tempo perché avevano commesso una serie di reati. “Sbarre” vuole raccontare ai giovani una realtà diversa.

Luca Barbareschi che lo ha prodotto con la Casanova Film Media, ha visto in “Sbarre” un programma che unisce la fiction a qualcos’altro, non a caso è stato battezzato Docureality. Dalla commistione di linguaggi, quali prodotti si possono realizzare? Prendendo esmpio dalla Cina e dalla Corea si è voluto realizzare un programma senza conduttore. Ciò nasce dal desiderio di fare qualcosa di diverso. In "Sbarre" non c’è una tesi e un’antitesi brechtiana. Il tentativo di mostrare la realtà carceraria era già stato fatto in “Barbareschi sciock", ma mentre lì c’erano come ospiti degli ergastolani, qui c’è il confronto tra Impuniti che pensano non gli succederà mai niente, con qualcuno che sta dentro e che la vita ha cambiato grazie ad un percorso rieducazionale ed evolutivo. Il confronto è tra un ragazzo che vive una realtà virtuale che all’improvviso diventa reale, quando si ritrova a scontare un po’ di tempo tra le sbarre.

Il programma vanta la collaborazione dell’Amministrazione penitenziaria di Rebibbia. Il direttore del Carcere precisa che il ragazzo che passa da un mondo virtuale ad un mondo reale si colloca in una fascia di età tra i 18 e i 25 anni di età e che incontrando detenuti più anziani gli dicono che non farà mai la sua fine. In realtà dopo qualche anno si ritrovano nelle stesse condizioni.

Fabrizio Moro ha un grande senso dell’accompagnare, aiutando il pubblico da casa a trovarsi in una situazione nuova, la stessa cosa fa il detenuto con il ragazzo che lo va a trovare. Il carcere è un luogo e non un non luogo. Ha una realtà fortemente connotata. Detenuti che scontano la pena, persone che ci lavorano e volontari che prestano la loro opera a favore di altri. Queste persone e il direttore del carcere Dottor Cantone si augurano che Sbarre possa bucare la mente di quelle persone che ancora oggi si stupiscono che i detenuti abbiano la tv in carcere.

Fabrizio Moro, voce narrante ha dichiarato che “Sbarre” è una trasmissione che non fa parte del rimbambimento mediatico. Racconta di ragazzi che vengono da quartieri disagiati e senza voler essere un programma moralistico avverte questi che superato un certo bivio non si torna più indietro. Altro obiettivo è quello di sottolineare che la libertà è sacra come il pane e bisogna difenderla a denti stretti. Nasce dall’idea di far incontrare due persone, il ragazzo e il detenuto che non sanno nulla l’uno dell’altro. Non è stato analizzato l’aspetto pruriginoso del perché il detenuto sia dentro, in questo modo si riesce a fare informazione pulita, fissando con grande delicatezza l’incontro tra due persone che non si conoscono, mentre il detenuto gli fa visitare il carcere, portandolo in biblioteca, facendogli vedere il cortile dove trascorrono l’ora d’aria, gli mostra le foto degli spettacoli teatrali, il ragazzo gli dice che aveva un’idea diversa delle condizioni dei detenuti, li immaginava rasati a zero e con la barba e destinati a vivere <Cella, blindo, sbarre, stop>. Dall’incontro può nascere una persona diversa e un filo di speranza. Alla fine si raccolgono le impressioni del ragazzo che sono sempre positive. Un programma che porterà molti a riflettere… 


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