

Dalle 9 del mattino, sono previsti presidi davanti ai ministeri dell’Università e della Ricerca (Largo Antonio Ruberti 1) e dell’Istruzione (Viale di Trastevere 76/A)
Venerdì 4 aprile 2025 si preannuncia una giornata nera per il mondo della scuola. Lezioni a rischio in molti istituti, con docenti, personale Ata e studenti pronti a scendere in piazza per protestare contro le politiche del governo sull’istruzione.
Come annunciato nel comunicato pubblicato dal Ministero dell’Istruzione, lo sciopero coinvolgerà tutto il personale scolastico, sia a tempo determinato che indeterminato, in Italia e all’estero.
A proclamarlo è stata Usb Pubblico Impiego – Scuola, che punta il dito contro un rinnovo contrattuale giudicato inadeguato, l’eccessiva spesa per gli armamenti a discapito dell’istruzione e le riforme che, secondo i sindacati, stanno smantellando la scuola pubblica.
La mobilitazione nasce da una lunga lista di contestazioni. Tra i punti più critici evidenziati dai sindacati:
Stipendi insufficienti: il rinnovo del contratto non garantirebbe aumenti adeguati per docenti e personale Ata.
No alla chiamata diretta per gli insegnanti di sostegno: i sindacati temono che il nuovo sistema favorisca disuguaglianze e discrezionalità.
Meno armi, più investimenti nella scuola: si chiede di destinare più risorse all’istruzione invece che alla spesa militare.
Contro la riforma degli istituti tecnici e professionali: accusata di creare scuole di “serie A e serie B”, aumentando le disuguaglianze.
No alle nuove linee guida per il primo ciclo: criticate per il loro approccio classista e discriminatorio.
Stabilizzazione dei precari: richiesta l’assunzione dei docenti inseriti in prima fascia GPS e dei vincitori dei concorsi.

Le proteste non si fermeranno ai lavoratori della scuola. Anche gli studenti si mobilitano contro quella che definiscono la “scuola di Valditara e dell’Unione Europea”.
Il collettivo Osa e Cambiare Rotta ha organizzato un presidio davanti al Ministero dell’Istruzione, con l’obiettivo di portare alla luce le problematiche che affliggono gli istituti italiani.
Tra le principali rivendicazioni degli studenti:
Stop all’alternanza scuola-lavoro: le ore sono aumentate con la riforma Valditara, ma molti giovani denunciano condizioni di sfruttamento.
No alla gestione manageriale delle scuole: i “presidi-manager” vengono accusati di aver trasformato la scuola in un’azienda, reprimendo il dissenso.
Edifici scolastici fatiscenti: ancora troppi istituti soffrono problemi strutturali e mancanza di manutenzione.
La protesta vede già l’adesione di numerosi collettivi scolastici, tra cui quelli del liceo Visconti, dell’Enzo Rossi e del Plauto.
Non solo scuole, anche il mondo accademico si unisce alla protesta. Docenti, studenti e ricercatori precari avevano già dato un primo segnale lo scorso 20 marzo, occupando per ore l’Aula Magna della facoltà di Lettere in segno di protesta contro i tagli all’università. Ora rilanciano lo sciopero del 4 aprile, unendosi alle manifestazioni previste.
Dalle 9 del mattino, sono previsti presidi davanti ai ministeri dell’Università e della Ricerca (Largo Antonio Ruberti 1) e dell’Istruzione (Viale di Trastevere 76/A).
La protesta del 4 aprile promette di essere una delle mobilitazioni più importanti dell’anno per il mondo dell’istruzione. Da una parte, docenti e personale scolastico chiedono dignità e risorse per la scuola pubblica; dall’altra, gli studenti si oppongono a riforme che ritengono dannose per il loro futuro.
Quella di venerdì non sarà solo una giornata di sciopero, ma un segnale forte che il mondo della scuola non intende restare in silenzio.
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