

Sia per Diderot con la sua amante, che per il regista Andrea Marfori con la sua pièce in scena
La scommessa di Diderot è una rivelazione, audace, sensuale e provocante, una commedia che, come afferma il regista stesso, mette in scena il divertimento colto senza cadere mai nel volgare, rimanendo in equilibrio tra le parole e i pensieri comuni della società, che spesso rimangono tali.
Amore e denaro gli argomenti che scandiscono i dialoghi vivaci tra i personaggi quali il giovane artista Diderot, la sua amante aristocratica bisognosa instancabilmente di quel vile ma pur sempre necessario danaro e Lalotte, cameriera di Madame la quale è inaspettatamente coinvolta a giocare il ruolo della signora – guai a scambiarla per una cortigiana! – di classe e colta, ferita nell’animo dal suo amante.
Ma in questi due coinvolgenti atti sono presenti anche due monologhi; il primo è quello di Madame attraverso il quale si apre il sipario della pièce, e nel quale l’astuta dama rivela agli spettatori pettegolezzi di salotto con annessi e connessi e definisce brillantemente il ruolo della donna nel suo tempo, il diciottesimo secolo.
Tutto ciò facendo aspettare impazientemente l’artista in casa sua prima di riceverlo e Diderot, nel suo monologo successivo a quello della sua amante, afferma egli stesso che cosi’ è il gioco del corteggiamento: una preda e un predatore, un succedersi di gesti e ruoli da rispettare per far si che i due si completino a vicenda. Quale sarebbe altrimenti lo scopo del gioco se non il desiderio di entrambi?
La commedia dona mille sfaccettature ai personaggi togliendo la maschera dell’apparenza nei monologhi e mostrando allo spettatore semplicemente la donna e l’uomo con i loro vizi e virtù.
In una pièce dove nulla è statico, perfino il posto a sedere del pubblico e la scena, alla fine togliendo i vestiti del tempo con le loro parrucche, si ha l’impressione di aver assistito a un episodio della società odierna, con meno frivoli nei vestiti ma non nei dialoghi dove a volte nulla viene lasciato al caso.
La nota di regia spiega che “lavorando allo spettacolo si giunge ad una considerazione sull’esistenza: che altro c’è nella vita se non che fare l’amore e scrivere? E pensandoci bene, a scrivere si può anche rinunciare!” In questo caso era difficile se non impossibile privarsi del piacere di scrivere di questo piccolo gioiello teatrale.
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