

L’obiettivo? Proteggere le imprese laziali dal rischio che un’ulteriore stretta tariffaria sulle merci esportate
Il vento protezionista che soffia da Donald Trump non spaventa soltanto i vertici di Bruxelles. Anche la Regione Lazio ha deciso di mettere in campo una risposta strutturata alle possibili tensioni commerciali con Washington, presentando in Giunta una delibera con cui nasce ufficialmente la task force contro i dazi americani.
L’obiettivo? Proteggere le imprese laziali dal rischio che un’ulteriore stretta tariffaria sulle merci esportate – paventata da alcuni scenari commerciali – colpisca i poli produttivi del territorio e, con essi, migliaia di posti di lavoro.
La mossa arriva nell’ombra di una possibile impennata delle tariffe americane sulle importazioni da paesi extra-Usmca: dopo la recente sentenza della Corte Suprema Usa che ha respinto alcune delle imposizioni tariffarie precedenti, il sistema dei dazi resta fluido, e l’Amministrazione statunitense avrebbe prospettato un dazio base del 15% sui prodotti importati da paesi terzi, con esenzioni e aggiustamenti legati alle normative commerciali vigenti.
La decisione della Regione non nasce dal nulla. Secondo stime di organizzazioni sindacali e rappresentanze di categoria, l’economia laziale potrebbe trovarsi sotto pressione se i dazi USA entrassero in vigore su larga scala: il rischio di perdita di migliaia di posti di lavoro e centinaia di milioni di euro di valore dell’export pesa su settori chiave come l’agroalimentare, la farmaceutica, la meccanica e l’elettronica. Un effetto domino che potrebbe indebolire l’intero tessuto produttivo regionale.
Un paradosso sottolineato anche da osservatori internazionali: mentre alcune misure protezionistiche vengono riformulate o ridotte, l’incertezza sugli orientamenti statunitensi continua a influenzare le scelte delle imprese europee, soprattutto fuori dal perimetro degli accordi commerciali preferenziali.
La cabina di regia varata dalla Giunta non è una semplice “commissione di studio”, ma una struttura mista concepita per operare in modo concreto sul fronte economico.
A guidarla sarà lo stesso presidente della Regione, insieme agli assessori al Bilancio e allo Sviluppo economico, con l’obiettivo di monitorare l’evoluzione delle politiche commerciali internazionali e valutare gli impatti sui diversi comparti produttivi.
Non mancheranno però figure tecniche e istituzionali, a partire dai presidenti di Arsial, delle Camere di Commercio e di Lazio Innova, con competenze su territorio, innovazione e internazionalizzazione.
Allargano lo sguardo anche ANCI Lazio e il CRUL, per misurare l’impatto locale della questione e proporre soluzioni tecnologiche e amministrative di contesto.
Non si tratta di una struttura remunerata: i membri opereranno a titolo gratuito. Tuttavia, la Regione ha stanziato 150mila euro per finanziare studi di settore affidati a esperti e società specializzate, con l’obiettivo di individuare – “chirurgicamente” – le filiere più esposte e le contromisure possibili.
Tra queste, incentivare la diversificazione dei mercati di sbocco, potenziare la logistica e sostenere l’innovazione delle imprese.
Paradossalmente, i dati più recenti disponibili mostrano come, nella prima metà del 2025, il Lazio abbia incrementato le esportazioni verso gli Stati Uniti proprio nel pieno delle tensioni tariffarie, un segnale di resilienza che però potrebbe svanire se la situazione doganale dovesse deteriorarsi rapidamente.
La sfida per la task force è dunque duplice: da un lato comprendere fino in fondo le conseguenze di eventuali dazi aggiuntivi, settore per settore; dall’altro preparare una risposta rapida ed efficace che contrasti gli effetti negativi sui mercati di riferimento delle aziende locali.
In un contesto internazionale dove il commercio è sempre più soggetto a scosse geopolitiche, il Lazio vuole farsi trovare pronto: non solo con analisi e valutazioni tecniche, ma con una strategia che metta al centro la sopravvivenza e la crescita delle sue imprese.
Perché nella partita dell’export globale, ogni punto percentuale di tariffa può fare davvero la differenza.
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