

Si prevede che gli studenti debbano sostenere tutte le prove compresa quella orale per la promozione
Dopo mesi di dibattito politico e scolastico, la riforma dell’esame di Stato è pronta a entrare in vigore. La Camera ha infatti approvato definitivamente la legge che riporta il nome di “esame di maturità”.
Ma il cambiamento, a partire da giugno 2026, non riguarderà solo le parole: l’esame si trasforma anche nel modo in cui gli studenti lo vivono, con un orale più “mirato” e una struttura più snella.
La prova orale infatti, subirà una vera rivoluzione: non riguarderà più tutte le materie, ma solo quattro discipline scelte dal ministro ogni anno, insieme alla materia della seconda prova scritta.
L’obiettivo? Rendere il colloquio più approfondito e meno dispersivo, senza però far trascurare le altre materie: il voto di ammissione continuerà a pesare nel calcolo finale.
Sparisce il documento scelto dalla commissione, fonte di ansia per generazioni di studenti, ma restano le parti legate all’educazione civica e ai percorsi PCTO, che cambiano nome in “formazione scuola-lavoro”, per rafforzare il legame tra scuola e mondo del lavoro.
Dal 2026 ottenere la lode diventerà più difficile: i crediti aggiuntivi a disposizione delle commissioni scendono da 5 a 3. Anche il numero dei commissari diminuisce: saranno cinque, con un presidente esterno, due commissari esterni e due interni scelti tra gli insegnanti della classe.
Il decreto è chiaro anche sull’orale: chi non apre bocca, bocciato. Non si può più “saltare” la prova, neanche se già virtualmente promosso grazie ai voti delle prove scritte e ai crediti. Una risposta netta alle proteste dello scorso giugno, quando alcuni studenti avevano fatto scena muta.
La legge introduce altri interventi: strutturazione del percorso 4+2, collegamenti con gli ITS negli istituti tecnici, estensione della carta docente a 190 precari, norme più stringenti per la sicurezza nei viaggi d’istruzione, accantonamento di 240 milioni per i contratti e incentivi alla formazione dei commissari per 3 milioni di euro.
«È un passo avanti verso una scuola che mette al centro lo studente e ne accompagna la crescita con serietà e competenza», spiega il ministro Giuseppe Valditara.
Ma le opinioni restano divise: Azione parla di «provvedimento frammentato», il Pd di «decreto senz’anima», mentre Fdi lo definisce un «vero cambio di passo».
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