

Fatti e misfatti di luglio 2013
Se il Primo Presidente fa autogol…
“Basta accuse – si è irritato Giuseppe Santacroce, Primo Presidente di quella Suprema Corte di Cassazione la quale ha deciso di occuparsi il 30 prossimo del “caso Mediaset” – ci si sente colpiti se i processi sono biblici, colpiti se i processi sono rapidi: la giusta misura non è mai realizzata”.
Ma di che cosa si irrita il Primo Presidente Santacroce, se è perfino lui a riconoscere che ci sono processi incomprensibilmente biblici, processi incomprensibilmente rapidi e la Magistratura non riesce mai a realizzare una giusta misura?
Le mani del giudice Alessandra Galli
“Il magistrato Alessandra Galli, avendo motivato la sentenza di condanna in Appello di Silvio Berlusconi, per il “caso Mediaset”, entro il termine minimo di quindici giorni, ha così permesso alla Corte di Cassazione – come noto – di prendere in esame il ricorso alla fine di luglio”.
Ineccepibile, dal punto di vista procedurale, e sicuramente opportuno. Solo che il magistrato Alessandra Galli, invece, deve ancora motivare la sentenza di condanna a sette anni, emessa in Appello un anno fa, nei confronti di un dentista milanese riconosciuto colpevole di drogare le sue clienti, abusarle e custodire nel “computer” la testimonianza di queste sue violenze sessuali. Per cui chissà quando mai la Corte di Cassazione potrà occuparsi di questo dentista mascalzone il quale continua a spassarsela a piede libero. E questo, chiaramente, è di certo più che eccepibile e quanto mai inopportuno. Oltre che contrario a quel Codice di procedura penale che fissa, per motivare una sentenza, il limite massimo di novanta giorni. Ma, forse, il magistrato Alessandra Galli deve essere rimasta suggestionata dall’ammonimento di Gesù di Nazareth “Non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua mano destra”. E l’ha fatto suo così: “Non motivi la tua mano destra anche se motiva la tua mano sinistra”. Ma, secondo il Consiglio superiore della magistratura, lo può fare?
L’isola che c’è
“Ma, nonostante gli scandali, gli ammanchi miliardari, perfino un inquietante suicidio, alcuni supposti rapporti con certi personaggi e ambienti politici – si è incuriosito qualcuno – quale fine ha fatto il caso giudiziario del Monte dei Paschi di Siena?”
Lui, il caso, è andato in effetti in ferie già da qualche tempo. E chissà quanto lunghe saranno queste ferie. E chissà in quale isolotto disabitato dell’arcipelago Magistratura. Dove non si possa comunque leggere, in nessuna insenatura, che “la legge è uguale per tutti”.
Il dramma annunciato di Rosy Bonanno
“Rosy Bonanno – è accaduto a Palermo – è stata uccisa, davanti al figlioletto di due anni, dal proprio convivente Benedetto Conti”.
L’ennesimo episodio del genere. Che questa volta, però, sarebbe stato possibile evitare. Perché Rosy Bonanno aveva denunciato per ben sei volte, a polizia e a magistrati, le violenze, le minacce, le intimidazioni che abitualmente le venivano dal suo uomo. Ma nessuno l’aveva ascoltata, nessuno era intervenuto. E così, alla fine, il dramma annunciato. Accanto a Rosy Bonanno, dunque, nessuna istituzione pubblica a preservarle la vita. Accanto a Rosy Bonanno, in un lago di sangue e ormai senza vita, solo il suo figlioletto di due anni. Sua madre uccisa dal suo convivente, ma anche dallo Stato. Lui con il ricordo di quella violenza bestiale che nessuno riuscirà mai, probabilmente, a cancellare dai suoi occhi e dalla sua mente. Qualcuno dovrebbe perlomeno vergognarsi e chiedere perdono.
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