

Fatti e misfatti di maggio 2013
Se l’aspirante sindaco si crede ministro
“Poiché a Roma i reati sono in aumento e l’illegalità dilaga – ha promesso il candidato sindaco Pd Ignazio Marino – la città, con me, potrà contare su cento agenti di polizia e quaranta “volanti” in più”.
Ma quando? Con lui, al massimo, la città potrebbe contare su cento vigili urbani e quaranta “municipali” in più. Perché ogni decisione sulle forze di polizia spetta al Ministero dell’Interno e non ad un Comune. Il candidato sindaco Pd Ignazio Marino sarà certamente bravo, come affermato chirurgo, a distinguere i vari organi di un corpo umano, ma, evidentemente, come aspirante amministratore locale, non sa ancora distinguere le varie competenze e i vari poteri di questo o quel corpo istituzionale. A meno che non aspiri al Viminale anziché al Campidoglio.
Prima il profitto, poi … niente
“L’amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti – si è saputo – si sta preparando per una sua seconda riconferma”.
Quali carte porterà per ottenerla? Quelle di un bilancio 2012 chiusosi, grazie alle risorse totalmente riversate sull’alta velocità, con un profitto di 380 milioni. Milioni che non sono, certo, bruscolini. Ma, ancora una volta, non anche le carte in grado di testimoniare il risultato di un servizio finalmente decente per i pendolari e per i viaggiatori regionali. Risultato che non sarebbe stato neppure questo un bruscolino. Nuova e sconfortante testimonianza, dunque, di quello che oggi veramente conta: tutto il valore ai 380 milioni di profitti, nello specifico, e nessun valore alle centinaia di migliaia di utenti costretti ogni giorno a viaggiare su treni-catorcio dove, in alcune vetture, dal tetto penetra anche la pioggia. Pioggia di goccioloni dalle nuvole, non di progetti di rinnovamento dalle scrivanie dell’amministratore delegato Mauro Moretti.
“Fuorilegge” per forza
“La nuova cartamoneta da 5 euro – sta accadendo in tutta Italia – viene “risputata” da nove su dieci macchinette delle biglietterie di treni e bus, dei distributori di benzina, dei parcometri, delle farmacie, dei tabaccai, perfino delle “slot machine””.
Come mai questa macchinette trattano i nuovi 5 euro come se fossero cartamoneta falsa? Perché – si è scoperto – solo un soggetto su dieci, di quelli che gestiscono le macchinette, si è preoccupato di aggiornare i “software” che leggono e riconoscono il denaro legalmente in corso. Alla faccia, dunque, della modernizzazione, della meccanizzazione, dell’informattizzazione, della semplificazione e del rispetto nei confronti dei cittadini. Ma, anche, alla faccia di quanto sia costata e costerà, a ciascun Paese della Comunità, la stampa di questi nuovi 5 euro parzialmente tuttora inutilizzabili.
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