

Esulta il Comune: "obiettivo raggiunto". Ma i disagi non mancano
Oggi 2 marzo è stata firmata la riconsegna dello stabile di Pietralata 2, facente parte dei Centri di assistenza alloggiativa temporanea. Lo ha annunciato l’Assessore alle Politiche Sociali e Abitative Francesca Danesi che ha, anche, sottolineato come lo stabile costasse al Comune, in media, 1700 euro per ciascuno dei 1.930 nuclei familiari assistiti. Lo sgombero da via Pietralata 196 è stato effettuato tra i giorni scorsi e nella mattinata di oggi.
“Di trentasei nuclei che vi erano alloggiati ben trentatrè sono risultate dalle verifiche come aventi diritto e sono state sistemate in altri Caat, in attesa di soluzioni abitative diverse e del nuovo servizio di assistenza alloggiativa”, dichiara l’Assessore Danesi.
Tuttavia, non sono mancati disagi e preoccupazioni durante il trasferimento delle famiglie e dei lavoratori. Lo smantellamento si è svolto in tutta fretta poichè entro il 1 marzo lo stabile doveva essere abbandonato.
Una lavoratrice del residence intervistata da “RomaToday” dichiara, infatti, che sono stati concessi soltanto “cinque giorni di tempo per traslocare in quartieri anche lontanissimi da Pietralata”. “C’è chi è stato mandato in via di Fioranello (Divino Amore, ndr), chi a vicolo di Casale Lumbroso a Malagrotta, chi in via Beniamino Segre a Tor Pagnotta chi in via Roio del Sangro a Castelverde. Altri ancora a Val Cannuta. Ci sono strutture che non hanno vicino alcuna metro e per le persone senza auto sono impraticabili”, ha continuato, mentre i più fortunati verranno trasferiti a viale della Primavera, a Centocelle. Per giunta, se l’Assessore dichiara che “dopo un esame, caso per caso, sono state trovate soluzioni il più possibile rispettose delle esigenze delle persone malate e delle necessità dei bambini in età scolare”, la lavoratrice non sembra essere dello stesso avviso, e anzi denuncia che “le lettere sono arrivate senza che ci sia stato nemmeno un incontro con gli inquilini, senza tenere in considerazione la presenza di disabili o bambini”. Il disappunto della donna non finisce qui: “stamattina ci sono ancora famiglie che non sanno dove andare. Ad alcune hanno cambiato la destinazione a voce e quando si sono recate nel nuovo Caat non sono state accettate perché non avevano con sé alcun documento ufficiale e sono così dovute tornare qui a Pietralata”.
Su Facebook è nato addirittura un gruppo che reclama almeno la possibilità di trasferire le famiglie presso le case popolari. A fare le spese del piano di sgombero, sono stati anche 9 lavoratori che da oggi hanno perso il lavoro.
Insomma, l’obiettivo dell’amministrazione di snellire la spesa di 40 milioni di euro l’anno è stato raggiunto, ma non senza difficoltà, lo ha riconosciuto lo stesso Assessore che sulla nota conclusiva nel sito del Comune recita: “E’ un percorso, decollato non senza criticità, ma che consentirà alla collettività un risparmio di quasi un milione e mezzo di euro per il 2015. La chiusura di Pietralata 2 è il primo passo per il superamento del sistema Caat”.
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