Categorie: Cinema e Tv
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Sì al recupero dei cinema dismessi

Un bando del Comune di Roma per il recupero e la conversione di attività

Se i cinema a Roma debbono sparire del tutto, che almeno cedano il posto ad attività culturali o sociali.
Questo il senso del bando sul “recupero e la conversione funzionale della sale cinematografiche” con il quale l’Amministrazione capitolina vuole offrire ai proprietari di sale cinematografiche dismesse entro dicembre 2005, la possibilità  di convertirle in altre attività.


In realtà il bando stabilisce tassativamente le percentuali minime e massime per ogni destinazione d’uso: veri e propri “paletti”  per  impedire che ad inghiottire i cinema, pur non escludendole del tutto, siano le solite attività commerciali.


In che consiste la nuova regolamentazione?  Eccone il dettaglio.


Almeno il 50% delle destinazioni d’uso dovrà essere coperto da nuovi cinema, teatri, sale concerti e/o spettacoli, musei, gallerie d’arte, sale espositive, librerie anche multimediali, sale congressi, scuole di danza, insomma tutto ciò che può costituire sede di un evento culturale.


Il 20% è riservato ai servizi alla popolazione, vale a dire ai servizi sociali, sanitari e assistenziali, all’artigianato di servizio, alle sedi della pubblica istruzione, istituzionali o rappresentative.


Forte ridimensionamento, quindi, per tutte le attività commerciali che stavolta, unitamente agli altri servizi privati, pubblici esercizi e studi professionali, strutture alberghiere fino a 60 posti, dovranno accontentarsi del restante 30%.


Per i parcheggi i limiti sono quelli stabiliti dal piano regolatore.


Le proposte di conversione, selezionate da una commissione ad hoc che valuterà le qualità del progetto architettonico, quelle mix funzionali e la dotazione degli standard urbanistici, dovranno pervenire entro il 14 settembre 2006 all’Ufficio Pianificazione e Progettazione del Dipartimento VI del Comune di Roma.


Da parte loro, i vincitori del bando s’impegneranno, attraverso una convenzione, ad assumere determinati obblighi come quello di mantenere per almeno 10 anni le destinazioni d’uso prescelte e di uniformarsi agli standard urbanistici previsti dal piano regolatore.


Il provvedimento, in linea con la politica di pianificazione commerciale e culturale del territorio della Giunta capitolina, a dir la verità ci appare un po’ tardivo. Ormai le sale cinematografiche, specie nella periferia est, come abbiamo rilevato tempo fa su questo stesso giornale, si contano su una mano. Finita l’estate romana, chiusi i cinema di fortuna allestiti per l’occasione in qualche parco, in qualche piazza o in qualche scuola (come la Bellini di Cinecittà), chiuse le arene, per vedere un film il cittadino delle periferie dovrà rivolgersi di nuovo al centro.  Perché è qui che si concentra in massima parte l’offerta cinematografica per tre milioni di persone. 

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