

A un mese dai sigilli allo stabile dell'Esquilino, il Campidoglio completa le assegnazioni temporanee: famiglie dirottate tra Cassia, Divino Amore e litorale. Gli attivisti rilanciano la battaglia per acquistare l'immobile
Tutti gli ex inquilini del palazzo occupato di via di Santa Croce in Gerusalemme hanno finalmente un tetto sopra la testa.
Ad un mese esatto dai sigilli e dallo sgombero che aveva gettato in mezzo alla strada centinaia di persone, la macchina dell’assistenza alloggiativa di Roma Capitale è riuscita a trovare un rifugio provvisorio per i 356 sfollati della struttura.
Ma l’emergenza sociale si sposta ora sul piano politico: gli attivisti dello Spin Time Labs hanno annunciato una maxi-manifestazione per il 19 settembre, ribadendo che l’obiettivo prioritario resta la riappropriazione e il riacquisto pubblico dell’immobile.
All’indomani del blitz delle forze dell’ordine, la cancellata dell’edificio si era trasformata in una tendopoli improvvisata. Decine di nuclei familiari, rimasti senza alternativa, avevano accampato i propri giacigli sull’asfalto dell’Esquilino.
Uno scenario d’impatto che ha spinto il sindaco Roberto Gualtieri ad accelerare le trattative con la proprietà, la società Investire Sgr: la proposta del Campidoglio – una locazione transitoria finalizzata al futuro riscatto dell’immobile – è stata però respinta dal fondo immobiliare, pur confermando la disponibilità a una vendita diretta.

Fallita la pista del rientro immediato, Palazzo Senatorio ha attivato una soluzione d’emergenza: l’inserimento degli ex occupanti in elenchi prioritari per l’assegnazione di alloggi popolari e, nel frattempo, la collocazione in strutture d’accoglienza temporanee.
I trasferimenti, presi in carico il 10 agosto, si sono conclusi nel giro di due settimane. Tuttavia, la geografia dei trasferimenti mostra una vera e propria diaspora, con circa un terzo degli sfollati dirottato nei quartieri più estremi della capitale, ben lontano dal quadrante di Termini dove risiedevano:
In zona Cassia: 39 persone sono state sistemate in un complesso ricettivo all’altezza de La Storta.
Nell’agro romano: 60 ex residenti hanno trovato riparo nelle strutture a ridosso del Santuario del Divino Amore.
Sul litorale: 19 persone in totale sono state dislocate tra le frazioni di Infernetto (9) e Castel Fusano (10), a pochi chilometri dal mare di Ostia.
Nonostante la sistemazione dei nuclei familiari, la protesta davanti ai cancelli di via di Santa Croce in Gerusalemme non si spegne. Il presidio permanente allestito in strada da associazioni, esponenti del mondo della cultura e movimenti sociali continua a vigilare sull’evoluzione del caso.
La partita si sposta ora nelle stanze delle istituzioni. Per la giornata di lunedì è stato programmato un incontro chiave in Campidoglio: al centro del tavolo ci saranno il rilascio dei permessi per formalizzare il presidio di protesta all’Esquilino e la riapertura dei canali negoziali per l’acquisizione dell’immobile da parte del Comune.
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Quante famigkie, anche con bambini in età scolare o anziani, vengono sfrattate e devono trasferirsi in estrema periferia o anche fuori Roma perdendo la loro rete sociale? Purtroppo quella degli occupanti Spin Time è una situazione comune, la differenza è che loro avranno tutti la casa popolare, anche chi nn ne ha i requisiti, gli altri pur essendo sfrattati e fragili aventi diritto la cass del Comune se la possono sognare e devono arrangiarsi da soli pagandosi sistemazioni non soddisfacenti.