

Scrittori, registi e artisti firmano una petizione contro l'intervento del Viminale
La “lista” del Ministero dell’Interno agita il fine anno dell’Esquilino, ma questa volta a rispondere non sono solo i movimenti per la casa.
In difesa di Spin Time, l’occupazione che dal 2013 ospita circa 400 persone, è sceso in campo il gotha della cultura italiana.
Una petizione, firmata già da oltre 70 personalità tra registi, attori e scrittori, chiede al Viminale di fermare le macchine e riconoscere il valore sociale di un’esperienza che definiscono «molto più di un semplice edificio».
L’elenco dei sottoscrittori sembra il programma di un festival internazionale. Ci sono i registi Marco Bellocchio, Matteo Garrone e Nanni Moretti, l’attore Fabrizio Gifuni, la scrittrice e regista Francesca Comencini, insieme a voci critiche come Christian Raimo, Sabina Guzzanti e l’ex direttore del Salone del Libro Nicola Lagioia. A loro si uniscono collettivi come il Piccolo America e l’associazione 100Autori.
Tutti uniti per ribadire un concetto: Spin Time non è un centro sociale, ma «un’idea di convivenza e cittadinanza attiva».
Nell’appello diffuso il 30 dicembre, gli intellettuali sottolineano i successi di una comunità composta da 140 famiglie provenienti da 25 Paesi diversi.
Il dato che viene rivendicato con più forza è quello educativo: grazie alla collaborazione con la scuola “Di Donato” e al lavoro di mediatori culturali, tra i 100 bambini che vivono nello stabile la dispersione scolastica è pari a zero.
«Molti giovani negli anni si sono laureati e inseriti nel mondo del lavoro», si legge nel documento, che avverte: lo sgombero significherebbe «disperdere una comunità, spezzare legami umani e alimentare nuova marginalità».
Il timore di un intervento delle forze dell’ordine è tornato a farsi concreto dopo lo sgombero di Askatasuna a Torino. La Prefettura di Roma ha nel mirino due simboli opposti: Spin Time e CasaPound (occupata dal 2003).
Tuttavia, i firmatari dell’appello respingono ogni paragone ideologico, chiedendo che lo Stato non risponda con la forza, ma aprendo un «percorso reale di riconoscimento e tutela».
La battaglia per l’Esquilino si sposta ora sul piano dei valori costituzionali. In attesa dell’assemblea pubblica del 10 gennaio, il messaggio inviato al Ministro Piantedosi è chiaro: cancellare Spin Time significherebbe cancellare un laboratorio sociale che la cultura italiana considera ormai un patrimonio della città.
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Questi signori artisti e registi portino tale ricchezza culturale nelle vicinanze di casa loro, gliela cediamo! seppur con rammarico ce ne faremo una ragione…
Io, con onestà, farei pagare ognuno di loro per la propria responsabilità. Molto facile predicare e cavalcare le idee senza vedere il futuro e garantire la realizzazione delle idee professate, troppo facile….