Spinaceto sud, la convivenza difficile nei lotti popolari: “Qui lo Stato è lontano”

La scintilla che ha riacceso la tensione, è la presenza crescente di famiglie rom assegnatarie degli appartamenti negli ultimi anni, provenienti dagli sgomberi dei campi della Capitale

A Spinaceto sud, nei lotti popolari stretti tra via Padre Romualdo Formato, via Salvatore Lorizzo e via dei Caduti per la Resistenza, si respira un’aria densa. Densa di rabbia, di stanchezza, ma anche di attesa.

Perché chi vive qui da decenni – come Lorenzo, 77 anni, tra i primi assegnatari degli alloggi ERP alla fine degli anni ’70 – sente di essere stato lasciato solo.

Quando sono arrivato qui c’era terra battuta, nessun albero. Ma almeno avevamo speranza. Oggi, invece, regna il caos. racconta Lorenzo, che è anche il presidente dell’associazione degli inquilini. “La situazione è fuori controllo, e nessuno ci ascolta davvero.”

Convivenze mancate e paura silenziosa

La scintilla che ha riacceso la tensione – mai del tutto spenta – è la presenza crescente di famiglie rom assegnatarie negli ultimi anni, provenienti dagli sgomberi dei campi della Capitale. Famiglie spesso numerose, arrivate in un contesto già fragile, dove però il tessuto sociale faticava a tenersi insieme anche prima.

Il problema non è l’origine delle persone, ma la totale assenza di percorsi di integrazione – spiega Lorenzo–. Qui si vive come nei campi. Nessun rispetto delle regole, degli spazi comuni, degli orari. E chi prova a segnalare, viene minacciato.”

C’è chi ha lasciato l’associazione per paura. C’è chi ha smesso di uscire la sera. C’è chi ancora resiste, ma con la sensazione che lo Stato abbia acceso la miccia e poi sia sparito.

L’accampamento in via De Giovanni e gli allacci abusivi

Ad aumentare il disagio, un accampamento informale che da mesi si sta allargando in via De Giovanni. Tra camper, auto trasformate in alloggi e collegamenti elettrici abusivi agli appartamenti circostanti, la convivenza quotidiana è sempre più difficile. Il municipio stesso conferma la gravità della situazione, così come le numerose segnalazioni dei residenti.

Non può essere una minoranza a condizionare la vita di mezzo quartiere ha dichiarato l’assessora alle Politiche sociali del Municipio IX, Titti Di Salvo, in una lettera inviata a Comune, Ater, forze dell’ordine e assessorati competenti.

Politica in visita, cittadini in attesa

I sopralluoghi non sono mancati. Parlamentari, commissioni, tour istituzionali. L’ultimo in ordine di tempo è quello della Commissione Periferie guidata dall’on. Battilocchio, lo scorso marzo. Ma secondo molti cittadini, le promesse sono rimaste sulla carta.

A due passi dai lotti popolari, la ex Città del Rugby – un tempo progetto ambizioso, oggi carcassa vuota e occupata – è il simbolo del fallimento urbano.

La gente qui convive con degrado, abbandono e rassegnazione. Da tre anni ci dicono che cambierà qualcosa, ma i tempi della politica sono troppo lontani dalla vita vera”, commenta amaramente l’assessora Laurelli.

Le richieste del Municipio: “Servono interventi concreti, ora”

Nel frattempo, il Municipio ha alzato la voce. Con una lettera formale inviata a tutti i livelli istituzionali, chiede:

un censimento reale degli alloggi e dei nuclei che li occupano;

lo sgombero dell’accampamento di via De Giovanni;

l’installazione di telecamere per monitorare l’ex Città del Rugby;

e soprattutto una presa in carico sociale vera dei nuclei rom assegnatari: accompagnamento, mediazione, educazione civica, inclusione.

“La sicurezza non ha colore politico”

Ma dalle istituzioni arriva anche un appello all’equilibrio. La sicurezza non è di destra né di sinistra – sottolinea ancora Laurelli –. È un diritto. Ma serve intelligenza, non slogan. Spinaceto non è tutta degradata, ma ha problemi specifici che vanno affrontati con risorse, non solo parole.”

Oggi, nei lotti di Spinaceto sud, c’è chi resiste, chi spera e chi si arrabbia. Ma tutti, indistintamente, chiedono la stessa cosa: una presenza reale dello Stato. E non solo quando si accendono i riflettori delle passerelle politiche. Perché chi qui ci vive davvero, non può più aspettare.

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