

Il parlamentare di Avs Filiberto Zaratti ha presentato un'interrogazione al governo, criticando l'operazione legata allo stadio della Roma
La polemica sul nuovo stadio della AS Roma a Pietralata si sposta dai banchi del Campidoglio a quelli del Parlamento con toni che evocano più un derby romano che un dibattito istituzionale.
Nel giorno in cui il dossier continua il suo iter nelle commissioni consiliari — con audizioni già calendarizzate tra patrimonio, urbanistica, mobilità e sport nelle prossime ore — l’interrogazione depositata dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Filiberto Zaratti ha riacceso la miccia delle critiche, coinvolgendo ben quattro ministeri e puntando il dito sul progetto come un’operazione sbilanciata a vantaggio della società giallorossa.
Quella che per molti è l’opera pubblica più discussa degli ultimi anni a Roma — con un investimento privato che supera il miliardo di euro e che comprende non solo lo stadio ma vaste aree verdi, spazi pubblici e infrastrutture di quartiere — è diventata un campo di battaglia tra visioni opposte su urbanistica, profitti e benefici collettivi.
Secondo Zaratti, che ha raccolto l’attenzione dei suoi colleghi di gruppo e di alcuni osservatori politici, il progetto realizzato dall’accordo tra Comune e club avrebbe gravi ombre.
«Dietro il rendering dello stadio e dietro l’accordo economico si annidano interessi speculativi di portata mostruosa», ha denunciato il deputato, rilevando un possibile danno erariale derivante da modalità di pagamento degli oneri urbanistici, da rischi idrogeologici fino a presunti impatti su patrimonio archeologico e viabilità.
Il punto nodale dell’attacco riguarda soprattutto il canone di concessione: circa 66.000 euro all’anno per 90 anni, una cifra che, pur sfiorando i sei milioni complessivi, per Zaratti resta simbolo di un accordo a vantaggio esclusivo del club, lasciando alla collettività una serie di rischi e oneri da sostenere senza contropartite adeguate.
La risposta del fronte pro‑progetto non si è fatta attendere. Dalla parte dell’amministrazione comunale l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia e il deputato PD Andrea Casu hanno respinto al mittente tutte le critiche, etichettandole come frutto di pregiudizi ideologici.
Per il Campidoglio, il progetto non è affatto «una speculazione», ma un’opera di rigenerazione urbana di pubblico interesse, già dichiarata tale dall’Assemblea Capitolina dopo un lungo percorso istruttorio.
Secondo la difesa ufficiale, l’investimento privato di oltre un miliardo non solo finanzierà l’impianto sportivo, ma restituirà alla città parchi, spazi pubblici, percorsi ciclopedonali, collegamenti ferroviari e infrastrutture per tutto il quartiere.
Casu ha sottolineato come le dichiarazioni di Zaratti dipingano «uno scenario che non corrisponde alla realtà», ignorando «lo straordinario lavoro istituzionale svolto in anni di valutazioni e audizioni tecniche» e i benefici concreti attesi per cittadini e territorio.
Il progetto del nuovo stadio, da decenni oggetto di discussioni e proposte alternative, ha già superato diverse tappe amministrative.
La Giunta capitolina ha approvato la verifica di pubblico interesse, e nelle prossime settimane le commissioni comunali — da Patrimonio a Urbanistica, Mobilità ed eventualmente Sport — sono chiamate a esaminare nel dettaglio i vari aspetti del piano prima che torni in Aula Giulio Cesare per il voto definitivo, atteso entro marzo. Solo dopo, il dossier passerà alla Regione Lazio per la Conferenza dei Servizi decisoria.
Non mancano, inoltre, i nodi cittadini: comitati contrari, preoccupazioni per il bosco e i parchi pubblici coinvolti, timori di impatto su traffico e servizi, e la lunga durata della concessione di diritto di superficie al club.
Nel frattempo, il dibattito si è allargato anche ad altri esponenti politici nazionali, con voci che prendono posizione pro o contro l’opera sostanzialmente trasformandola in simbolo di due visioni diverse di Roma: una che scommette sulle grandi opere come volani di sviluppo urbano e un’altra che vede nei progetti infrastrutturali possibili rischi speculativi privati.
In questo contesto, qualunque decisione finale sull’opera di AS Roma rischia di avere un effetto duraturo non solo sulla geografia urbanistica di Pietralata, ma anche sul clima politico cittadino, coinvolgendo istituzioni, tifosi, residenti e osservatori ben oltre la linea di meta del processo amministrativo.
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