Stranezze di città, la lettera del fico di Centocelle

Un albero cresciuto tra asfalto e marmitte scrive al fratello intrappolato in un rudere dimenticato

Stranezze di città, abbiamo ricevuto in copia la lettera dall’albero di fico di Roma: ahimè fratello mio. 

Il fico cresciuto all’aperto, tra il marciapiede interno e il parcheggio di viale delle Orchidee, a Centocelle, Roma, ha scritto una lettera al fico casalingo chiuso nel rudere diroccato del borgo antico di Ventosa, Santi Cosma e Damiano, Latina.

“Sono qui, sotto il cielo azzurro di giorno e stellato di notte.

Le mie radici si stringono all’asfalto di un bordo marciapiedi e sentono il calore dei motori delle macchine che parcheggiano alla mia destra e alla mia sinistra.

Sotto l’asfalto c’e una soglia di cemento e brecciolino di fiume, più sotto c’è la terra, ma non so se ancora viva.

Con tanta buona volontà le mie radici riescono ad assorbire un po di linfa vitale. 

La pioggia della primavera, appena passata, mi ha lavato, mi ha rinfrescato e ha portato via la polvere dalle mie foglie.

Il sole mi bacia ogni giorno in questi mesi estivi, indora le mie foglie e fa maturare i miei frutti. 

Sento, tra tante difficoltà, il ciclo ininterrotto della vita.

Le api ronzano intorno a me, indaffarate a raccogliere il nettare dai miei fiori nascosti

Gli uccelli, con i loro canti, mi riempiono di gioia e la mia chioma è un rifugio per i piccoli nidi.

Il ponentino romano, leggero di sera, mi accarezza.

Hanno attraversato la strada, si sono fermati alla mia ombra, ho ascoltato la lettura a voce alta dell’articolo a te dedicato.

Da quel momento non faccio altro che pensarti.

Penso a te, recluso nel tuo rudere diroccato nel borgo antico di Ventosa. 

Immagino l’ombra intensa che nasce dalle pareti di pietra intorno a te.

Immagino la polvere e la sporcizia che si accumula sulle tue foglie e l’aria immobile e stagnante che ti circonda. 

Immagino i pochi raggi di sole che arrivano sulla tua chioma, visto che il rudere il tetto non ce l’ha

Immagino che sentirai il vento delle montagne che soffia in lontananza 

Immagino quel silenzio perpetuo in quel vicolo abbandonato.

Immagino che sentirai solo lo scricchiolio del cedimento delle pietre di Coreno che ti imprigionano.

Forse, nel tuo isolamento trovi una tua pace. 

Forse, le mura che ti circondano ti proteggono dal freddo.

Forse, la tua solitudine ti permette una riflessione più profonda.

Forse, quelle pietre che ti hanno visto crescere hanno creato un vostro legame intimo. 

Sii saldo fratello mio, custodisci la scintilla della vita che ti è stata donata.

Ti saluto con affetto nella speranza che un giorno le nostre radici possano intrecciarsi”.

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