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Stranezze di città, “verde urbano” trasformato in una discarica dopo una festa di compleanno

Una società che getta via i tavoli e i piatti di plastica con tanta leggerezza, che valore da alle persone più fragili?

Daniela mi ha telefonato dopo la sua passeggiata mattutina nel parco di Tor Tre Teste, mi vuole parlare e mi vuole accompagnare nella nuova e piccola discarica del parco. Prendiamo un appuntamento e ci incontriamo al Blue Ice di via Francesco Tovaglieri.

Non fa in tempo a salutarmi che immediatamente esclama:

E dove avranno buttato i bambini e i vecchi?”

La battuta di Daniela fa gelare il sangue, ma me la spiega mentre camminiamo sul marciapiedi di via Gaetano Ermoli.

Siamo così bravi a gettare via la plastica usa e getta che ci viene fin troppo facile estendere questa logica anche a ciò che dovrebbe essere intoccabile, come gli spazi comuni e le persone più fragili.

Quando un parco, luogo vitale per il benessere e la socialità, è lasciato morire tra l’erba alta e i rifiuti, significa che abbiamo gettato via, insieme al tavolo di plastica, anche il senso di comunità e la responsabilità per il futuro“.

Con Daniela abbiamo camminato e parlato nel parco, sino ad arrivare sul viottolo adiacente l’ex campo di calcio del Quarticciolo.

Abbiamo lasciato via Gadola entrando dal piccolo ingresso vicino alla scuola dell’infanzia, abbiamo superato sulla nostra destra il campo di pallacanestro e sulla nostra sinistra il teatro del parco di Tor Tre Teste, per poi discendere verso gli alti e disordinati faggi che affiancano il perimetro del campo Cervini.

Daniela cammina ed è un fiume in piena “Se un parco, luogo deputato al gioco e all’incontro, è trattato come una discarica, significa che l’idea stessa di bene comune è stata buttata via.

La plastica abbandonata è solo il sintomo, la vera sporcizia è l’indifferenza collettiva.

Il grosso tavolo di plastica, buttato senza pensarci, rappresenta il fallimento del momento di festa. Un’occasione di socialità finita nel peggiore degli egoismi, lasciando dietro di sé non ricordi, ma solo rifiuti.

Se il parco fosse curato, forse ci si penserebbe due volte prima di sporcarlo, ma se è già abbandonato, l’inciviltà si sente autorizzata.

È un circolo vizioso tra istituzioni assenti e cittadini irresponsabili.

I bambini non hanno un posto sicuro per giocare, gli anziani perdono un punto di ritrovo e riposo, le famiglie vedono peggiorare la qualità della loro vita.

La battaglia per il parco non è solo contro la burocrazia o la mancanza di fondi, ma è una battaglia di responsabilità personale.

Cosa farebbero i partecipanti alla festa se il giardino fosse il loro?

Il vero cambiamento inizia quando si smette di delegare la cura del bene comune e si comincia a prendersene cura individualmente”.

Ho scattato delle foto con il mio cellulare per dare ai lettori di Abitare A Roma non la prova ma spiegazione visiva di ciò che ha tanto addolorato la nostra amica Daniela.

A distanza di tre giorni la piccola discarica è ancora li.


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