

La protesta è partita davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito, dove gli attivisti di OSA e Cambiare Rotta hanno acceso fumogeni e dato fuoco a una grande bandiera dell’Unione Europea
Roma si è svegliata tra fumogeni, cori e proteste. È stato un venerdì mattina di mobilitazione per centinaia di studenti che hanno sfilato per le strade della Capitale per lanciare un messaggio chiaro e diretto: “Allarme rosso per scuola e università”. Una giornata intensa, segnata da gesti simbolici forti e da una partecipazione ampia che ha coinvolto anche docenti e ricercatori.
La protesta è partita davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito, in viale Trastevere, dove gli attivisti di OSA e Cambiare Rotta hanno acceso fumogeni e dato fuoco a una grande bandiera dell’Unione Europea.
Il gesto, clamoroso, è stato accompagnato dallo slogan: “Governo e UE ci portano alla guerra: rompiamo la gabbia di austerità e riarmo”.
Non è stato l’unico bersaglio della giornata. Il corteo ha toccato anche il Ministero della Giustizia in via Arenula, dove il portone è stato colpito da uova e verdure lanciate dagli studenti, in segno di disprezzo verso le politiche giudicate repressive.
Tra i cori: “Noi la guerra non la paghiamo”, “Anna Maria Bernini devi andartene” e anche frasi di rottura con i sindacati confederali come “Odio la Cgil, la Cisl e la Uil”.

La manifestazione, conclusasi a Largo di Torre Argentina, è stata il culmine di una settimana di proteste cominciata con l’occupazione dell’aula magna di Lettere alla Sapienza e il presidio permanente con le tende davanti al Ministero dell’Università. Una forma di disobbedienza civile e politica che vuole mantenere alta l’attenzione sul futuro dell’istruzione pubblica.
Gli organizzatori parlano di “grande successo”:
“Oltre 100 tra ricercatori e professori hanno firmato il nostro appello sull’università e alcuni erano al nostro fianco in presidio. Più di 30 città stamattina sono scese in piazza: studenti e lavoratori uniti contro un governo che smantella l’istruzione. È stato il momento più importante di questo anno politico.”
Durante la manifestazione sono state ricordate anche Ilaria e Sara, due giovani universitarie, “colleghe e coetanee”, vittime – secondo i manifestanti – della “barbarie di questo sistema”. Il grido è stato unanime: “Mai più vittime”.
Accanto agli studenti, anche i lavoratori della scuola. L’Usb ha indetto uno sciopero che ha coinvolto docenti, personale Ata e dirigenti scolastici, rafforzando il fronte della protesta.
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