

Al Teatro Vascello di Roma l'11 giugno 2009
Dynamis Teatro Indipendente nasce a Roma nel 2008 per iniziativa dell’attore e regista Andrea de Magistris con lo scopo primario di promuovere un teatro di ricerca, dove l’attore è il vivo mezzo di corpo e testo, espressione e parola. L’attività pregressa di De Magistris, a cui avevano già in parte contribuito molti membri di Dynamis in forma di studio, confluisce così in un work in progress che ha già visto la messa in scena di sei spettacoli: Emma e i cattivi compagni (2009) In cartellone al Teatro Vascello (Roma) stagione 2008/2009; Parte Offesa, performance in memoria di Pier Paolo Pasolini (2009), Sfakelos 630 (2009 ), performance selezionata al festival “Adrenalina”; Carlo, Ilaria, Antonio (2008) corto teatrale d’autore premiato al festival “Schegge D’Autore” al Nuovo Teatro Colosseo di Roma; La Sconosciuta (2008) e Piccola Fantasmagoria (2007) di A.Blok.
Intento di Dynamis è continuare questo lavoro di ricerca in maniera continuativa e metodica, seguendo le necessità morali che spingono il regista ed il suo gruppo a lavorare su tematiche odierne o su ferite sociali e cercando frequentemente legami con alcune grandi pagine della drammaturgia o della letteratura. In quest’ottica, promuovere una strutturata attività didattica che possa contribuire alla formazione di giovani attori su metodiche specifiche (in primis la Biomeccanica Teatrale di Mejerchol’d). Per questi motivi filo rosso dell’attività di Dynamis è dar vita a incontri, stage, seminari e tutto ciò che risulti essere accrescitivo del profilo culturale e personale degli allievi e degli attori che qui lavorano o si formano, in un’ottica di laboratorio che fa del teatro un lavoro in continua mutazione e sviluppo dove il pubblico sia spettatore e fruitore vivo e vigile.
Dynamis Teatro Indipendente lavora per un teatro di ricerca che sia aldilà delle forme già acquisite; una ricerca impegnata, profondamente, sull’epoca in cui vive. Un processo di approfondimento che si esprime attraverso un teatro fisico, vivo, concreto, essenziale ed “estetico”, contro il teatro “anestetico” e accademico dell’abitudine e dell’alienazione.
Il denominatore comune di ogni lavoro è la denuncia dell’istituzione quando da civile si deteriora in totalitaria, attraverso il mezzo che da sempre, pur nella sua giovane esistenza, contraddistingue Dynamis: il teatro, un teatro civile.
“Le Viole” è l’episodio n°0, la puntata pilota di un lavoro in progress che vede coinvolti 14 giovani attori,tra cui anche Bernardo Casertano sotto la guida dell’attore e regista Andrea de Magistris. Uno studio sul corpo come metafora della parola, sulla parola che diviene mezzo, e non fine, del corpo stesso, lasciandolo libero così di esprimere al di là dei codici riconosciuti le realtà nascoste dalle verità ufficiali.
In questo spirito nasce “Le Viole”. La viola è un fiore la cui collocazione dei petali apre ad una ricerca di gioco col vento e, metaforicamente, di libertà. Fiore legato nella tradizione alla sfera degli affetti e della memoria, indica la costanza e la reciprocità del ricordo. “le Viole” rappresentano coloro che, strappati alla loro vita dall’istituzione del manicomio, sono riusciti a sopravvivere nonostante la violenza e la coercizione. Lo spettacolo ricostruisce attraverso la coralità di testimonianze prese dal mondo della letteratura, la resistenza dell’individuo contro le intemperie della Storia e della Società grazie alla sua natura, alla sua memoria, al suo corpo.
Dynamis Teatro Indipendente lavora per un teatro di ricerca che sia aldilà delle forme già acquisite; una ricerca impegnata, profondamente, sull’epoca in cui vive. Un processo di approfondimento che si esprime attraverso un teatro fisico, vivo, concreto, essenziale ed “estetico”, contro il teatro “anestetico” e accademico dell’abitudine e dell’alienazione.
Il denominatore comune di ogni lavoro è la denuncia dell’istituzione quando da civile si deteriora in totalitaria, attraverso il mezzo che da sempre, pur nella sua giovane esistenza, contraddistingue Dynamis: il teatro, un teatro civile.
Una citazione di Franco Basaglia recita: “Vogliamo essere militanti. O meglio, vogliamo trasformare, cambiare il mondo attraverso il nostro specifico, attraverso la miseria dei pazienti che sono parte della miseria del mondo. Quando diciamo no al manicomio, noi diciamo no alla miseria del mondo”.
Un matrimonio istituzionale tra i mandanti delegati dell’Ente Sorveglianza; un parto animalesco fagocita, ringhia, sgrava una prole grottesca esecutiva. Disumani disumanizzano, mortificano le inquiete delicate metaforiche viole, violate, violentate, malate, pericolose, chiuse, escluse, diverse, perché di pubblico scandalo.
Attraverso Beckett, Sarah Kane, Alda Merini si raccontano gli inascoltati monologhi d’una schiera di esclusi. La follia manicomiale si nutre dei dubbi farneticanti di un dottore e l’onnipresente iperbole di un ambiguo potere religioso.
L’istituzione è malata, detiene il potere. Il potere sopraffa, nega, attraverso l’ipocrisia, l’indifferenza, il diverso, il malato, l’uomo relegandolo ad un non uomo.
Nove viole in un campo chiuso, chiuso al vento… ma in natura tutto si trasforma.
Dal “Reparto No6” di Anton Cechov, racconto ambientato in un manicomio della Russia di fine ‘800 al rovesciamento della psichiatria di Franco Basaglia che nel ’78 avrebbe dovuto cambiare le sorti della malattia mentale con la chiusura dei manicomi.
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