Stupro nel parco di Tor Tre Teste, chi è l’aggressore: 26enne del Gambia, lavoratore e con permesso di soggiorno

In Italia da quasi dieci anni, lo scorso anno aveva ottenuto un permesso di soggiorno dopo una lunga trafila burocratica

Aveva ancora addosso gli stessi vestiti della mattina della violenza quando i carabinieri lo hanno bloccato davanti alla stazione Termini. Un berretto in testa, scarpe riconoscibili e un volto che la vittima, con voce rotta dal trauma, ha indicato senza esitazioni: “È lui”.

Così si è chiusa, dopo 48 ore di indagini serrate, la caccia all’uomo responsabile della brutale aggressione avvenuta domenica mattina all’alba nel parco di Tor Tre Teste, a Roma. Vittima, una donna italiana di 60 anni, sorpresa mentre passeggiava nell’area verde e costretta a vivere un incubo fatto di violenza e rapina.

Il fermato è un 26enne originario del Gambia, residente ad Anzio e con un lavoro regolare come manovale in una ditta edile di Guidonia.

In Italia da quasi dieci anni, lo scorso anno aveva ottenuto un permesso di soggiorno dopo una lunga trafila burocratica: la sua prima richiesta di asilo politico era stata respinta, poi accolta in seguito al ricorso.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la notte dell’aggressione il giovane si era recato al Quarticciolo, dove avrebbe acquistato e consumato crack.

All’alba, raggiunto il vicino parco di Tor Tre Teste, ha incrociato la donna appena entrata da via degli Olmi. L’ha scaraventata a terra, le ha strappato il cellulare e poi l’ha violentata. Subito dopo si è pulito con i vestiti della stessa vittima e si è allontanato a piedi.

La donna, ferita e sotto choc, è riuscita a tornare a casa, trovando la forza di confidare quanto accaduto a una vicina e poi al figlio. È stato lui a dare l’allarme. I medici del policlinico Casilino le hanno riscontrato anche la frattura di due costole, disponendo l’attivazione del codice rosa.

Determinante, per gli investigatori della compagnia Casilina, la descrizione fornita dalla vittima: “un uomo di colore, giovane, con un berretto”.

Un identikit generico, ma confermato dalle immagini di diverse telecamere di sorveglianza che hanno ripreso il sospettato aggirarsi per le strade del Quarticciolo e poi muoversi in città con gli stessi abiti indossati durante l’aggressione.

Due giorni dopo, la svolta: i carabinieri lo hanno fermato a Termini. Addosso aveva ancora il berretto e le scarpe che lo avevano tradito.

Condotto in caserma, è stato riconosciuto senza esitazioni dalla 60enne. Davanti agli inquirenti, ha ammesso di essere stato sotto l’effetto della droga acquistata poco prima, ma questo non gli ha evitato l’arresto.

Il 26enne è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per rapina e violenza sessuale. Ora si trova in carcere, in attesa della convalida da parte del giudice per le indagini preliminari.

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