Successo di pubblico e di critica per il “Sindaco” Carlo Giuffré al Quirino

Ottima la prova dell'attore napoletano in un ruolo reso celebre dal grande Eduardo De Filippo

Saltato il debutto dell’11 dicembre per lo sciopero dei tir, Il Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo è tornato con Carlo Giuffré al Teatro Quirino di via delle Vergini 7 (in scena fino al 13 gennaio), dove il grande drammaturgo lo fece esordire il 9 dicembre 1960. Incassato il rifiuto delle istituzioni per l’inaugurazione del San Ferdinando di Napoli, dove Il Sindaco fu rappresentato per l’ultima volta il 4 novembre 1973, Giuffré ha consumato il suo riscatto a suon di pubblico e critica, ricevendo per giunta il Premio Speciale alla Carriera dalle mani del ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli, nonché l’amichevole visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Napoli, anni ’60. Antonio Barracano è un uomo ormai anziano che, pur avendo sperimentato in prima persona quanto sia “redditizio” il linguaggio della violenza e della sopraffazione, nutre il sogno irragionevole di proteggere ignoranti e diseredati che, traditi dall’indifferenza dello Stato, si candidano a un futuro criminale. Per il rione Sanità Don Antonio è un Sindaco segreto cui spesso si ricorre per appianare divergenze divenute insanabili, questioni d’onore, vendette. Accanto a lui da trent’anni sta il fedele medico Fabio Della Ragione, che ricuce pance ed estrae proiettili da braccia gambe e spalle, tutto in rigorosa clandestinità e al servizio del suo sistema di giustizia parallela.

Nella figura del Sindaco si incarna quello che è il topos portante dell’opera di Eduardo: l’utopia della famiglia come porto sicuro, rifugio e schermo alla sofferenza. La sua illusione, però, allargata al sogno di una grande famiglia, è destinata a sgretolarsi di fronte alle pulsioni primarie dell’uomo. Così, quando a Don Antonio si rivolge il giovane Rafiluccio Santaniello perché vuole uccidere suo padre Arturo, panettiere parvenu che lo ha rinnegato per avidità, l’alter ego di Eduardo è punto sul vivo, vedendo vacillare anche l’ultima certezza del vincolo familiare: non è un caso che Antonio Barracano muoia proprio per dirimere una controversia tra padre e figlio, uniti nel legame più sacro, quello del sangue. La coltellata ricevuta da Arturo Santaniello fa crollare miseramente l’utopia e libera la sete di Della Ragione di uscire allo scoperto con un referto medico trasparente, stilato alla luce del sole: eppure l’uso della ragione, paradosso quanto mai amaro, non garantisce un mondo migliore, perché lo stesso medico è cosciente che la spirale perversa dei delitti non si fermerà, al contrario.

Con Antonio Barracano muore la figura del padre, vertice della famiglia come cellula costitutiva della società. Ma se i figli uccidono i padri, allora l’ordine naturale è sconvolto, non è più ricomponibile. La ferita resta inscritta per sempre nella loro carne, perché rigettando la paternità hanno ucciso qualunque possibilità di una trasmissione pedagogica, il senso della memoria e dell’identità.

Sobria la scenografia di Aldo Terlizzi, che ben si è coniugata con un allestimento di grande nitore formale, asciutto e vibrante. I tempi di Gomorra sono ancora lontani e la messinscena di Giuffré riesce a restituire la dimensione di una Napoli proustianamente perduta, prima che la mitologia del denaro facesse la sua devastante irruzione. Ritrovato finalmente un teatro d’attori o, meglio, di “atleti del cuore”: su tutti l’autorevolezza gentile di Giuffré e la sua estrema attenzione alle sfumature, in una miracolosa strategia di sottrazione ed equilibrio espressivo. Hanno convinto tutti gli altri: significativi in particolare, il connubio di pathos e nevrosi di Alfonso Liguori, l’esperienza comica di Aldo De Martino e la tensione di Piero Pepe; tra i più giovani hanno favorevolmente colpito, per concentrazione e naturalezza, Massimo Masiello e Roberta Misticone. Prossima tappa della tournée, la Puglia.

www.teatroquirino.it – via delle Vergini 7, tel. 066783042 e per promozioni e scuole tel. 800.013.616

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