Sul lido di Ostia “la Premiata Pasticceria di Salemme”

Dal 31 marzo la comicità napoletana al Teatro Manfredi
di Gianluca Parisi - 26 Marzo 2009
Scritta da Vincenzo Salemme, “Premiata Pasticceria Bellavista”, in scena al Teatro Nino Manfredi di Ostia dal 31 marzo al 12 aprile, è una commedia esilarante ma scritta con intelligenza non priva di una sua morale, annidata in un finale che, naturalmente, non anticiperemo. La commedia si svolge in una bella pasticceria napoletana gestita da Ermanno e da Giuditta Bellavista, entrambi colpiti da un terribile diabete. A causa di questa malattia Ermanno (Mario Antinolfi) è diventato cieco ma grazie ad un trapianto potrà riacquistare la vista e guardare nuovamente il mondo. Ermanno è il classico mammone, debole di carattere, un personaggio difficilissimo, in quanto è il responsabile della maggior parte della portata comica dell’opera. Giuditta (Ione Pagliato) è un personaggio complesso: decisa e dura con gli affetti sicuri (il fratello e la madre), si scioglie di fronte all’amato ed esuberante Aldo (Stefano Lopez), uomo simpatico ma subdolo che si prende gioco dei suoi sentimenti pur di giungere al suo intento, che è quello di appropriarsi di parte dell’eredità mediante comportamenti al limite della legalità. Con loro vive la madre, sofferente di diabete e pressione alta. Ermanno ha una relazione in segreto con Romina (Lucia Pigliasco), la quale è stanca di tenere il segreto sul loro rapporto e vuole che egli si decida a parlarne con la famiglia. Giuditta, invece, è fidanzata con Aldo, il pasticcere che lavora per loro, il quale a sua volta ha per amante Rosa, la ragazza di bottega. Ermanno, in passato, ha subito un intervento di trapianto agli occhi; questi sono stati prelevati dal barbone Carmine (Roberto Lopez), creduto morto mentre si trovava in coma in seguito ad un incidente. Così, una volta svegliato dal coma, Carmine si era ritrovato cieco. Carmine, con l’aiuto dei suoi amici Memoria e Gelsomina (Lianna Lipani), riesce a raggiungere la pasticceria di Ermanno, rivelandogli che sono tre mesi che non possiede più gli occhi e che il professor Rubelli, che ha eseguito l’intervento, è implicato nel gioco d’azzardo e nel traffico illecito di organi. Le cose si complicano. Nel frattempo la madre dei pasticceri, convinta che i figli la vogliano far morire per impossessarsi dell’eredità, vuole tagliarli fuori dal testamento. La commedia, adattamento e  regia di Mario Antinolfi, gioca molto su tempi comici degli attori, gags e caratterizzazioni paradossali. Risate assicurate.

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