

L’odissea di Alan Turing è al Teatro Belli fino al 5 aprile 2009
E’ davvero un’assurda ricompensa quella toccata al genio che decifrò i codici di Enigma, garantendo agli alleati la vittoria della seconda guerra mondiale. “Alan Turing e la mela avvelenata” sarà in scena fino al 5 aprile 2009 al Teatro Belli, ore 21, piazza Sant’Apollonia 11, Trastevere.
Non gli spettò la stessa duratura celebrità di Albert Einstein, le cui scoperte aprirono la strada alla creazione della bomba atomica. Per Alan Turing, inventore di Colossus, nonché pionere dell’intelligenza artificiale, ci furono medaglie, onorificenze e… la castrazione chimica.
Nel buio della sala un incredibile gioco di luci riflette nel volto del valido interprete, Gianni De Feo, le mille personalità di una mente eccelsa e, al tempo stesso, di un individuo fragile, ipersensibile, psicologicamente instabile che fu rinchiuso prima in carcere e poi in manicomio.
Tutt’attorno gravitano i rumori agghiaccianti e le voci, tra tutte quella registrata di Stefano Molinari che legge le accuse e la sentenza del processo.
Il testo di Massimo Vincenzi, per la regia di Carlo Emilio Lerici, è un piccolo monumento contro le ingiustizie e l’ingratitudine dei nostri tempi che permettono tutto: stragi, catastrofi e genocidi, ma non la libertà nei costumi. Così un professore universitario che indossa il pigiama al posto della giacca o gioca a tennis con solo l’impermeabile addosso può dare nell’occhio, può essere additato come l’eccentrico, il bizzarro, ma comunque accettato, mentre l’omosessualità è un reato grave che non può, proprio, essere perdonato.
E così anche il suicidio, quando si tratta di uno spirito elevato, prima esaltato e poi umiliato, condannato e imprigionato, può diventare un gesto di profonda ribellione quasi vicino all’umana comprensione.
Per maggiori informazioni: Teatro Belli, tel. 06 5894875, www.teatrobelli.it.
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