Tavolini all’aperto, cambia tutto: nuove norme e verifiche in tutta la città

Nuovi calcoli basati sui metri quadri interni e restrizioni ferree nel sito Unesco

Si chiude una stagione iniziata nel pieno dell’emergenza sanitaria e diventata, col tempo, la normalità. Roma volta pagina sui dehors e archivia definitivamente la fase della deregulation post-pandemica: il Campidoglio guidato da Roberto Gualtieri riprende il controllo di strade e piazze, ponendo fine alla lunga parentesi di tolleranza.

Dopo mesi di proroghe e polemiche, l’amministrazione ha scelto di non seguire la linea del Governo, che consentiva di mantenere le strutture emergenziali fino al 2027. Una decisione netta, che punta a restituire ordine e decoro soprattutto nelle aree più pregiate della città, a partire dal Centro Storico.

La novità più significativa riguarda il criterio con cui verranno concessi gli spazi esterni. Non sarà più la larghezza della facciata a determinare quanti tavolini si possono sistemare all’aperto, ma la dimensione reale del locale.

In altre parole, la superficie occupabile all’esterno sarà proporzionata ai metri quadrati interni, includendo anche cucine e servizi. Un cambio di paradigma che ridimensiona automaticamente le occupazioni più estese.

Scompare inoltre una delle norme più controverse degli ultimi anni: la possibilità di allestire tavolini fino a 25 metri di distanza dal locale. Una misura che aveva trasformato intere strade in percorsi a ostacoli tra pedane e arredi temporanei.

Il nuovo regolamento introduce poi una mappa dettagliata della città, con regole diverse a seconda del valore storico e urbanistico delle aree.

Nel perimetro UNESCO – che comprende zone simbolo come i Fori, il Circo Massimo e le Terme di Caracalla – le prescrizioni diventano particolarmente stringenti. Maglie strette anche nei tessuti medievali, mentre nelle aree più recenti, pur restando vincoli precisi, è previsto un margine di flessibilità maggiore.

Non spariscono del tutto le pedane, ma installarle sarà più complesso. Ogni richiesta dovrà passare attraverso verifiche tecniche che coinvolgeranno le sovrintendenze e la Polizia Locale di Roma Capitale, chiamata a garantire che non vengano ostacolati passaggi pedonali, traffico e mezzi di emergenza.

Sul piano politico, la scelta ha acceso lo scontro. Per il Campidoglio è una svolta necessaria, soprattutto in vista dei grandi flussi turistici legati al Giubileo. Per le opposizioni, invece, si tratta di un colpo al settore della ristorazione, con il rischio concreto di ridurre drasticamente i posti a sedere all’aperto.

Intanto si passa ai fatti. Da subito scatteranno i controlli: chi non si è adeguato o non ha presentato la documentazione richiesta dovrà rientrare nei limiti previsti.

In caso contrario, sono previste sanzioni e, nei casi più gravi, la chiusura dell’attività.


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