Teatri Eti, cambia il Governo, ma il piano di dismissione avanza

Bando di gara con garanzie per il Quirino, codice rosso per il Duse di Bologna
di Gianluca Parisi - 29 Ottobre 2008

Lo scorso 28 ottobre 2008, presso la sede dell’ETI di Roma, è stato riaperto il confronto con le organizzazioni sindacali – interrotto prima delle elezioni politiche – riguardo all’attuazione dell’atto di indirizzo del Ministero dei Beni Culturali inerente la ridefinizione della missione dell’Ente ed il processo di dismissione dei teatri da esso gestiti.

Il quadro generale della situazione vede riconfermata da un recente colloquio con il nuovo ministro dei Beni culturali e ambientali Sandro Bondi l’impostazione già dichiarata finora, che prefigurava appunto la dismissione dei teatri in locazione, Duse di Bologna e Quirino di Roma, con il conseguente mantenimento nella propria sfera dei due teatri di proprietà Valle di Roma e Pergola di Firenze, protagonisti di un progetto di rilancio culturale da mettere in relazione con la prevista trasformazione istituzionale dell’ETI in Fondazione statale, che vede il Valle come spazio di progettazione teatrale e sede di incontri di settore e scambi internazionali, mentre si delinea un nuovo ruolo per il Teatro della Pergola, destinato a divenire il polo culturale per antonomasia dell’Ente, con un piano di riqualificazione anche per la Biblioteca Spadoni che dovrebbe diventare la biblioteca teatrale nazionale.

La nuova fisionomia dell’Ente, che prevede anche un trasferimento di sede per i costi troppo elevati dell’attuale stabile di Via Morgagni, prevede anche il coinvolgimento di Raitrade per cicli programmati di riprese teatrali ad alta tecnologia da effettuarsi nei Teatri Valle, Pergola, Argentina di Roma e Strehler di Milano e destinate ad un canale satellitare tematico a pagamento: nell’ambito di questa iniziativa l’Eti si occuperebbe dei contenuti, Raitrade degli aspetti tecnologici ed afferenti alla compravendita dei diritti. Del resto, la trasformazione dell’Ente in Fondazione statale aperta all’apporto di enti locali e sponsor privati servirebbe anche a scongiurare la mannaia del suo scioglimento se rubricata come ente inutile, questione su cui è in studio una legge ad hoc da parte del governo Berlusconi, attualmente differita di 6 mesi.

In relazione ai due teatri da dismettere, le organizzazioni sindacali hanno preso atto che, mentre per il Quirino l’Ente intende mettere a gara la cessione di servizio attraverso un bando pubblico che dovrà contenere tutte le garanzie normative, economiche e finanziarie per i dipendenti, permane una situazione di preoccupante impasse nei rapporti tra ETI e Comune di Bologna riguardo a un’ipotesi di assorbimento del Teatro Duse e dei suoi lavoratori nell’alveo dell’Ente locale, con la eventuale partecipazione di altre Istituzioni. Tanto più che il consistente taglio del FUS, pari al 17%, non agevola il processo di accompagnamento della dismissione del teatro bolognese, il cui contratto di locazione aziendale è in scadenza ad agosto 2009 e che, diversamente dal Quirino, non gode di un vincolo di destinazione d’uso.
Di fronte al quadro prospettato, le organizzazioni sindacali hanno ribadito il vincolo di salvaguardia per tutta l’occupazione e per il mantenimento delle condizioni economiche e normative in essere, sottolineando la loro volontà di prestare un eventuale consenso all’operazione solo in presenza di una modalità di approccio alla situazione che sia complessiva ed inscritta nell’ambito di un progetto di consolidamento e sviluppo del centrale ruolo culturale dei teatri.

L’incontro si è concluso con l’impegno dell’Ente ad anticipare alle organizzazioni sindacali un documento-bozza che contenga le linee guida su cui costruire il bando di gara per il Quirino. Previsto per il prossimo 18 novembre un nuovo incontro per chiarificare le rispettive posizioni ed approntare una possibile strategia condivisa.


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