Torpignattara, 400 firme contro la “saturazione” dei minimarket: il Municipio frena sulle limitazioni

Secondo i promotori, nel perimetro di Torpignattara appena 2,27 km quadrati, i minimarket sarebbero più di 80, uno ogni pochi metri

Torpignattara, quartiere simbolo della Roma che cambia, negli ultimi anni è stato raccontato come un mosaico di culture, un laboratorio di convivenza.

Lo è stato anche sul grande schermo, con Bangla di Phaim Bhuiyan che proprio qui aveva trovato la sua ispirazione. Eppure oggi, tra le strade dove un tempo si celebrava la diversità come ricchezza, si respira un’aria diversa, più tesa.

A farla emergere non è stato un dibattito politico né una protesta di piazza, ma un semplice post sui social: poche righe diventate in pochi giorni una petizione da quasi quattrocento firme.

Il tema, però, è tutt’altro che leggero: i residenti chiedono di fermare l’apertura di nuovi minimarket gestiti da cittadini bengalesi. Secondo i promotori, nei 2,27 chilometri quadrati di Torpignattara se ne contano più di ottanta, uno ogni dodici metri circa.

Una densità che – dicono – supera di sedici volte la media nazionale. E se si allarga lo sguardo ad altri esercizi come call center, Caf, money transfer e negozi di casalinghi, il numero sale a oltre trecento attività commerciali concentrate in un fazzoletto di città.

La richiesta dei cittadini è arrivata al consiglio municipale, dove il consigliere di FdI, Fabio Piattoni, ha presentato un atto per mettere un freno alle nuove aperture attraverso un regolamento ad hoc.

immagine di repertorio

Una proposta che punta anche a redigere un dossier dettagliato sullo stato del quartiere: livelli di decoro, eventuali irregolarità, impatto urbanistico e qualità della vita.

Ma lo scontro non è solo tra residenti e attività. A chiarire i limiti della discussione interviene l’assessore municipale al Commercio, Ricci, che ricorda come “le leggi nazionali non permettano ai municipi di limitare specifiche categorie commerciali”. Il nodo, spiega, non è soltanto normativo ma identitario: “A Torpignattara c’è un problema reale, è la perdita progressiva delle sue attività storiche. Una possibile soluzione è incentivare l’imprenditoria giovanile, per riportare i ragazzi di qui ad aprire nuove attività nel quartiere”.

Una linea sposata anche dalla maggioranza municipale, che ha presentato un proprio atto per istituire un albo delle attività storiche da tutelare, prevedere incentivi economici e fiscali per il commercio di vicinato e intensificare i controlli sul rispetto delle norme igienico-sanitarie.

Un fronte, quest’ultimo, dove qualcosa si sta muovendo. Ricci racconta di aver chiesto più volte alla Polizia Locale di aumentare i controlli, segnalazione che negli ultimi giorni ha portato al sequestro di 111 chili di frutta e verdura esposti irregolarmente da due minimarket della zona.

“Le regole valgono per tuttiribadisce l’assessoree devono essere rispettate. Il Municipio sta facendo tutto ciò che rientra nelle proprie competenze”.

Così, mentre le firme continuano a crescere e il dibattito si accende, Torpignattara si guarda allo specchio e prova a capire cosa vuole diventare: un quartiere che difende le sue radici, senza rinunciare alla sua anima multietnica. Una partita complessa, fatta di numeri, normative e convivenza. Ma, soprattutto, del fragile equilibrio che tiene insieme una comunità.

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