Trenta opere di Teresa Galletti Ranaglia alla Galleria La Pigna di Roma

“Dell’esattezza e dell’anima”: l’alfabeto interiore dell'artista
di Francesco Sirleto - 2 Ottobre 2012

A via della Pigna, nel cuore della Roma gesuitica, a due passi dal Collegio Romano e dalla chiesa di Sant’Ignazio, si è svolta dal 22 al 29 settembre 2012 una bella mostra di una pittrice della quale, mi duole dirlo, ho scoperto le opere da pochissimo tempo: Teresa Galletti Ranaglia.

L’artista, che espone in personali e collettive dal lontano 1969, e che per moltissimi anni ha seguito un coerente percorso “figurativo”, è approdata solo da poco tempo ad una radicale conversione all’astrattismo, il cui frutto, sorprendente e molto suggestivo, è rappresentato dai 30 lavori – suddivisi in sei gruppi di cinque opere ciascuno – esposti nella mostra alla Galleria La Pigna alla quale si accede attraversando il cortile del bel Palazzo Maffei Marescotti.

Il titolo complessivo che la Galletti Ranaglia ha voluto dare alla sua ricerca è “Alfabeto interiore”; un alfabeto che si articola e si sviluppa, attraverso linee delicate e colori tenui (che rimandano, per la raffinata eleganza stilistica, alle calligrafie giapponesi e alle opere dell’ultimo Mirò), in una serie ordinata di “stati di coscienza” costituenti un’unità sintetica di operazioni intellettuali e/o di “intermittenze del cuore” o, se vogliamo usare un’espressione bergsoniana, “dati elementari della coscienza”.

Si va pertanto da opere che esprimono (anche nel titolo) “certezza”, “spazialità”, “concretezza”, “completezza”, ad altre di contenuto squisitamente sentimentale quali: “dubbio”, “speranza”, “inquietudine”, “vitalità”, “energia”. Ciò che, a mio avviso, Teresa Galletti Ranaglia ha inteso comunicare (riuscendovi perfettamente) attraverso il ricorso e l’accostamento di linee superfici e colori – che, sebbene all’interno di una rigorosa e geometrica ricerca, sono fondati su precise finalità “espressionistiche” -, non è altro che il suo universo interiore, modificato dal contatto quotidiano con la realtà circostante e plasmato e maturato attraverso una lunga esperienza di vita e di “vissuti” non rimossi; vissuti che sono serviti, ne siamo certi, ad arricchire la sua personalità umana ed artistica.

Auspichiamo pertanto, dopo la piacevole sorpresa provocata dalla non casuale visita alla mostra, un proseguimento, da parte di Teresa Galletti Ranaglia, della sua ricerca in direzione delle molteplici possibilità e opportunità offerte dalla ormai lunga storia dell’astrattismo, nell’arte moderna e nelle avanguardie contemporanee.
 


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