

Massimo 128 voli al giorno, di cui solo 65 di linea, limiti per i voli di Stato e soprattutto il blocco notturno dalle 23 alle 6
Venti anni di battaglie, tra tribunali, denunce e viaggi fino a Bruxelles, per difendere il diritto al silenzio.
Il Criaac – Comitato per la riduzione dell’impatto ambientale dell’aeroporto di Ciampino – ha spento le venti candeline con una nuova richiesta rivolta direttamente ai sindaci di Ciampino e Marino: fate rispettare il decreto “antirumore” del 2018.
Era il dicembre di quell’anno quando l’allora ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, firmava un provvedimento atteso da anni: massimo 128 voli al giorno, di cui solo 65 di linea, limiti per i voli di Stato e soprattutto il blocco notturno dalle 23 alle 6.
Una misura storica, che per il Criaac avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova era per i residenti assediati dal rombo dei motori. E invece, a sei anni di distanza, quelle regole sono rimaste – in gran parte – sulla carta.
“Le prescrizioni previste dall’articolo 4 del decreto, in particolare quelle sull’obbligo di monitoraggio e trasmissione dei dati sull’inquinamento acustico da parte del gestore, non risultano applicate”, spiegano gli attivisti in una nota pubblicata per il ventennale dalla fondazione, datata 5 giugno 2005.
E dire che il comitato, in questi anni, ha ottenuto risultati importanti: nel 2015 raccolse oltre 2.500 denunce da parte dei cittadini esasperati, poi consegnate alla Procura; nel frattempo, fu avviata anche una petizione al Parlamento europeo.
Ma il colpo più grosso fu inferto proprio nei tribunali italiani, dove le compagnie Ryanair e Wizz Air tentarono di far annullare il decreto: una battaglia che si è chiusa con la loro sconfitta definitiva davanti al Consiglio di Stato nel 2021 e nel 2022.
“Ora – affermano i membri del Criaac – non ci sono più scuse. Chiediamo ai sindaci di Ciampino e Marino di farsi carico della situazione, come rappresentanti diretti di cittadini che da anni convivono con un inquinamento acustico insopportabile”.
L’appello è chiaro: il decreto va applicato nella sua interezza. E se i valori di rumore superano i limiti fissati, tocca al gestore dell’aeroporto intervenire. Le autorità ci sono, i regolamenti pure. Quel che manca, secondo il Criaac, è la volontà politica di far rispettare fino in fondo ciò che è stato stabilito.
Nel frattempo, il comitato non si ferma. Dopo vent’anni di lotte, i suoi attivisti non hanno alcuna intenzione di spegnere i riflettori. Anzi: con l’estate alle porte e i voli in aumento, il rischio è che i decibel tornino a salire. Ma anche il volume delle proteste.
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