

Tra gli attivisti, c’è anche Federica, appena 18 anni. Il suo è un grido di rabbia e disillusione: "Ogni giorno a scuola mi insegnano che il governo dovrebbe proteggere i cittadini, ma è un inganno"
Una manciata di scarti di verdura, sparsi all’ingresso del Ministero dell’Agricoltura. Un gesto simbolico, forte, quasi provocatorio.
Questa mattina, alle 9:00, sette attivisti della campagna Il Giusto Prezzo di Ultima Generazione hanno scelto di protestare così, lasciando un segno tangibile della loro denuncia: il governo sta abbandonando gli agricoltori italiani al loro destino.
“Mentre i riflettori della politica sono puntati altrove, nei campi italiani si consuma un dramma silenzioso. Grandinate improvvise, siccità che brucia i raccolti, alluvioni che sommergono intere coltivazioni: l’agricoltura è in ginocchio, eppure le istituzioni sembrano cieche davanti a questa emergenza.
A parole, Giorgia Meloni e il ministro Francesco Lollobrigida continuano a parlare di “sovranità alimentare” e di difesa del Made in Italy, ma nei fatti – denunciano gli attivisti – il settore agricolo viene sacrificato sull’altare della speculazione e delle logiche di mercato“.
Tra gli attivisti, c’è anche Federica, appena 18 anni. Il suo è un grido di rabbia e disillusione:
“Ogni giorno a scuola mi insegnano che il governo dovrebbe proteggere i cittadini, ma è un inganno. Io ho 18 anni, cosa mi sta garantendo questo governo per il mio futuro? Il prezzo del cibo sale alle stelle e continuerà a farlo, mentre la crisi climatica distrugge i raccolti. Meloni e Lollobrigida che fanno? Parlano, promettono, ma alla fine inseguono solo i loro interessi!”
Non è solo una questione di agricoltori in difficoltà. La battaglia di Ultima Generazione riguarda anche i consumatori, sempre più schiacciati da prezzi insostenibili mentre i produttori vedono una misera frazione del costo finale degli alimenti.
“È un sistema malato”, denunciano gli attivisti, e i responsabili sono ben noti: le multinazionali del cibo, la grande distribuzione organizzata e i colossi finanziari che traggono profitti dalla crisi, mentre chi lavora la terra viene lasciato solo.

L’Italia vanta una tradizione agricola millenaria, simbolo di eccellenza e qualità. Ma quanto di questa narrazione corrisponde ancora alla realtà? Ultima Generazione denuncia una verità scomoda:” il vero Made in Italy è sempre più un lusso per pochi, mentre i prodotti sugli scaffali dei supermercati spesso nascondono materie prime importate o di scarsa qualità“.
“Nel frattempo, i nostri campi vengono trasformati in monocolture destinate ai mercati esteri. Noccioleti per la Nutella, vigneti per il prosecco, grano per una pasta che – paradossalmente – viene prodotta con ingredienti importati. Il risultato? Un’agricoltura che non serve più il territorio, ma si piega alle logiche della globalizzazione, lasciando agli italiani solo le briciole“.
Ultima Generazione non si limita alla protesta, ma avanza richieste concrete per salvare l’agricoltura italiana:
Proteggere i raccolti – Le conseguenze della crisi climatica non possono più essere ignorate. Servono misure reali per aiutare gli agricoltori ad affrontare siccità, alluvioni e disastri ambientali.
Garantire un giusto prezzo – Basta con la speculazione sui prezzi. Il cibo deve essere accessibile per i consumatori e remunerativo per i produttori.
Far pagare i responsabili – I costi della transizione verso un’agricoltura sostenibile non devono ricadere sui cittadini, ma su chi ha tratto profitti dalla crisi: multinazionali, GDO e industria fossile.
Ultima Generazione ha lanciato il sasso nello stagno, ora la palla passa al governo. Continuerà a ignorare la crisi o prenderà finalmente provvedimenti concreti
Nel frattempo, gli agricoltori combattono ogni giorno contro una tempesta perfetta fatta di emergenze climatiche, speculazione e promesse disattese. E i consumatori pagano il conto.
Quello che è certo è che la battaglia non si fermerà qui. Gli attivisti sono pronti a continuare a farsi sentire, con gesti simbolici, azioni di protesta e, se necessario, nuove mobilitazioni. Perché il cibo non è solo merce: è il nostro futuro.
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