Un fiore a Focene per ricordare Renato

Il messaggio dei ragazzi di alcuni centri sociali romani. “Senza memoria non esiste coscienza, perché non si difende ciò che non si ama e non si ama ciò che non si conosce”

1-2-3-4- La manifestazione per Renato Biagetti – Foto Elena Migozzi Nel pomeriggio di sabato 1 settembre 2007 sul litorale di Focene tantissime persone hanno raccolto l’invito, lanciato dal LOA Acrobax, di portare un fiore a Renato Biagetti nello stesso luogo in cui un anno fa venne ucciso con 8 coltellate da due ragazzi poco più che adolescenti (uno dei quali ha una celtica tatuata sul braccio). Unica colpa di Renato quella di essere considerato diverso, altro, estraneo a quel territorio. E’ stato con la frase ”è finita la festa? e allora che cazzo ce state a fa qua! tornatevene a Roma!” che sono iniziati gli attimi più sconvolgenti e violenti della vita di Renato e di chi quella sera era insieme a lui.
Da subito i giornali hanno parlato di rissa tra balordi, ma Renato non si poteva certo definire tale; neolaureato in ingegneria si era da poco affacciato al mondo del lavoro pieno di sogni e di speranze. Non si è trattato di un incidente ma di un’aggressione di stampo fascista, sebbene alcuni continuino con ostinazione a sostenere che: “La politica non c’entra niente” e da questa frase ha tratto ispirazione un fumetto (distribuito nel corso della manifestazione) che si riallaccia a tante storie vere.
Negli ultimi due anni a Roma e provincia ci sono state centinaia di aggressioni, tentati omicidi e assalti a centri sociali, riconducibili ad ambienti di estrema destra; tra le ultime quelle a Villa Ada ed alla casa occupata a Casal Bertone.   Oggi è necessario saper distinguere i segni di una cultura razzista ed intollerante che rimanda ad uno dei periodi più tristi della nostra storia recente, abbattere la cultura dell’odio che nelle differenze vede un nemico da distruggere e nella sopraffazione l’unica forma di espressione. L’idea che democrazia significhi equidistanza o indifferenza ammantata da una finta tolleranza deve essere decisamente superata, probabilmente quello che occorre è una maggiore partecipazione di tutti coloro che con la storia di Renato non c’entrano e forse credono di non aver niente a che spartire con questi fatti o con quelli di Villa Ada, per non parlare poi di Casal Bertone, ma che improvvisamente potrebbero trovarsi allo stadio in una rissa tra tifoserie avversarie e prendersi una coltellata solo perché quel giorno avevano deciso di vestirsi “un po’ alternativi tanto perché va di moda”.   Tutte le iniziative organizzate nel corso di questo anno per manifestare il rifiuto della violenza fascista hanno comunicato messaggi di vita, di entusiasmo, hanno rimesso al centro dell’attenzione l’antifascismo e il rifiuto della violenza e dell’ignoranza che devono essere ribaditi ancora oggi, tutti i giorni, con forza e convinzione.
Al Buena Onda il primo settembre c’era un microfono aperto, grazie al quale ognuno ha potuto condividere pensieri ed emozioni con gli altri intervenuti, tra una canzone e l’altra molti hanno preso la parola e alcuni compagni di Renato hanno letto a più voci il loro messaggio per lui:   “356 giorni… ….e  torniamo qui a Focene, luogo dove molti di voi vivono o che frequentano per il mare e le serate sulla spiaggia. Per noi Focene è il nome di quel posto dove è finita la vita sorridente di renato. Focene sono queste due strade dove si è consumata la vilenza più feroce che potessimo immaginare: mani di ragazzi che si armano di coltelli per ferire e uccidere altri ragazzi. Tornare a Focene dopo un anno è stata una scelta difficile: rimbomba nella mente la frase degli assassini: “che volete qui? Andatevene  a casa vostra!” ma a casa nostra non possiamo rimanere, il silenzio non ci appartiene, ci appartengono le strade, le piazze che ci piace riempire di gente, di musica, di colori. 365 giorni… …e intanto ci sono i nomi dei colpevoli, c’è stato il primo grado di un processo di un processo in cui per la prima volta ci siamo trovati dalla parte dell’accusa. Un processo per un omicidio che gli anni di carcere non potranno mai cancellare; un processo assurdo in cui le vittime sono messe sotto accusa come complici di una “rissa tra balordi”, in cui i verbali dell’interrogatorio fatto dai carabinieri a renato appena giunto in ospedale spariscono così come uno dei coltelli usati quella notte. Un processo in cui i parenti e gli amici di ha ucciso insultano e gridano contro chi ha già subito il dolore di una morte assurda. Non è in quel processo che abbiamo cercato la verità, ma nelle migliaia di persone che si sono unite nelle manifestazioni contro il fascismo che ha ucciso Renato. 356 giorni… …non ci siamo fermati un attimo, abbiamo contrastato con tutte le nostre forze ogni iniziativa di quelle forze politiche di estrema destra che propagano la cultura dell’odio e della morte e parlano di onore senza neanche sapere che cos’è la coscienza. Fanno finta di essere tifosi dello stadio o di essere vicini ai problemi della gente solo per mascherare il loro progetto di aggregare giovani frustrati che non sanno come sfogare il loro veleno nei confronti di una società e di un sistema che ci umilia quotidianamente con il lavoro precario, con gli affitti alle stelle, con l’impossibilità di sentirsi parte di un processo collettivo di trasformazione. 365 giorni… … e ancora non sappiamo se venire a Focene sia stata una buona idea. A questo punto non dipendeva noi. Qualcuno qui deve cominciare a fare il suo piccolo passo avanti, a dimostrare il proprio sdegno, a distruggere con determinazione qualunque causa possa aver generato quei mostri con le celtiche tatuate sul braccio e l’odio che scorre nelle vene.” 
Sabato erano presenti anche Massimiliano Smeriglio, segretario della Federazione di Roma, Gianluca Peciola,  Assessore alle Politiche Abitative, all’Intercultura e alle Politiche Giovanili del XI Municipio e l’Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Roma, Jean-Léonard Touadi al quale abbiamo chiesto un commento di questo comunicato: “E’ un testo molto toccante, forte e coraggioso che scuote le responsabilità di chi fa politica. Insieme al Sindaco Veltroni stiamo valutando l’idea proposta dalla madre di Renato di creare un coordinamento cittadino per l’antifascismo. Credo che, oltre la costituzione di luoghi come la casa della memoria e l’esperienza dei viaggi nei luoghi dell’olocausto, sia necessario radicare la cultura ed i valori dell’antifascismo nei giovani che rappresentano il futuro del paese e negli adulti che incarnano il presente. Certamente radicare i valori dell’antifascismo è di fondamentale importanza ma è un progetto di non semplice realizzazione.. “Penso che occorra ripartire dalla scuola e dai luoghi di aggregazione informale, come, ad esempio, gli stadi e le periferie garantendo una maggiore accessibilità alla formazione ed al lavoro.”   Concludendo la manifestazione di Focene il L.O.A. Acrobax  Project 
Via della vasca navale 6 (ex Cinodromo) ha indetto una assemblea antifascista per il giorno 2 settembre alle ore 11.00. Info: www.acrobax.org 

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